giovedì, Agosto 13, 2020

DUE GIOVANISSIMI OBBLIGARONO UN COETANEO A MASTURBARSI NEI BAGNI PUBBLICI. IERI L’UDIENZA IN TRIBUNALE. AVVIATO UN PERCORSO DI RECUPERO

Due giovanissimi obbligarono un coetaneo a masturbarsi nei bagni pubblici del Centro storico. Il video, poi, finì nelle mani dei genitori del malcapitato e da lì partì una inchiesta.
E’ stata celebrata stamattina, presso il tribunale dei minorenni di Lecce, l’udienza preliminare davanti al gip Addolorata Colluto. I giovanissimi coinvolti, assistiti dagli avvocati Tommaso Valente e Marcello Risi, sono due. 
All’epoca dei fatti l’uno era 17enne e l’altro appena 15enne.
Il brutto episodio si verificò il 21 novembre dell’anno scorso, poco dopo le 9 del mattino. I due ragazzi finirono sotto accusa dopo aver atteso il malcapitato, un ragazzo nemmeno 15enne, nelle vicinanze di una fermata per l’autobus. Poi l’avrebbero accompagnato in piazza Salandra, nel cuore della città. A poche decine di metri di distanza dalla fontana del Toro, nei bagni pubblici di via Rosario, si è consumata la violenza. Lì il ragazzo è stato rapinato di giubbotto e scarpe e poi costretto a masturbarsi. Il tutto dietro la minaccia delle botte: venne colpito da due calci e spinto dentro il bagno.
Quei terribili minuti vennero anche ripresi da uno, con il proprio telefonino. Praticamente crearono, da soli, una prova delle loro cattive azioni. Il video è stato poi diffuso su whatsapp. I genitori della vittima sono stati informati da un amico di famiglia che aveva visionato il drammatico video.
Le indagini dei carabinieri di Nardò sono partite subito e in pochi giorni i militari guidati dal luogotenente Giuseppe Serio sono riusciti a ricostruire l’intera vicenda con tempistica precisa, anche grazie all’ausilio delle immagini degli impianti di videosorveglianza. Tutto sarebbe accaduto per denaro: pare che i due avanzassero la richiesta di una piccola cifra, circa dieci euro. Non ottenendola decisero di rapinare il coetaneo umiliandolo, poi, con lo scabroso seguito. Il più giovane dei due ha mostrato pentimento ed è stato avviato, seguito dai Servizi sociali della città, verso un percorso di recupero. Attualmente, ad esempio, è impegnato in una intensa attività di volontariato in una struttura organizzata, a favore dei poveri e degli ultimi della città.

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