IL 25 APRILE È UNA DATA FONDATIVA DELLA NOSTRA DEMOCRAZIA.

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-Di Maria Chiara Calabrese-

Eppure da anni ci dividiamo sulla sua importanza e addirittura sul suo significato, perché una parte consistente di italiani la ritiene una festa unicamente comunista, svalutando così questo giorno di identità nazionale e facendo un grave torto alla verità storica.

Il 25 aprile ha un significato storico e contemporaneo che va ben oltre quel concetto di liberazione che tanto, oggigiorno, è oggetto di abietta esternazione da parte di chi pretende e si esalta a riscrivere la storia a proprio piacimento.

E’ un momento di risposta a tutti coloro che, in Italia e in Europa, predicano teorie razziste, xenofobe, negazioniste, perciò lontane ai principi della nostra Costituzione.

Secondo molti non ha più un senso.

Il 25 aprile non ha più senso, ma per chi?

È una festa imprescindibile nel suo enorme valore. Il valore della libertà.

La libertà – diceva Piero Calamandrei – che ha il valore dell’aria. Solo che ne conosci veramente il significato quando l’aria viene meno.

E poi ci sono gli indifferenti verso ogni questione civile che non li riguardi in prima persona.

Gli indifferenti che Gramsci detestava con tutto se stesso. Il tarlo che rode all’interno della democrazia, un tarlo estremamente pericoloso poiché silenzioso e invisibile.

Secondo altri tutto andrebbe perdonato e, peggio ancora, dimenticato, ma nessuna tragedia della storia merita di essere perdonata per il semplice motivo che il perdono non è una categoria della storia, tantomeno della politica.

Piero Calamandrei disse che la Patria era stata uccisa dal regime e che solo la democrazia l’avrebbe fatta rinascere, e ci appaiono oggi più che mai attuali le parole che egli pronunciò in un famoso discorso tenuto al Teatro Lirico di Milano il 28 febbraio del 1954: “In queste celebrazioni che noi facciamo della Resistenza, di fatti e figure di quel tempo, noi ci illudiamo di essere qui, vivi, che celebriamo i morti. E non ci rendiamo conto che sono loro, i morti, che ci convocano qui, come dinanzi a un Tribunale invisibile, a rendere conto di quello che in questi anni possiamo avere fatto per non essere indegni di loro, noi vivi”.

È a questa prova che tutte e tutti siamo chiamati a rispondere in questo 25 aprile, ad essere ribelli, sempre!

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