di ALESSIO PELUSO
Si parla tanto di rispetto, durante la giornata per l’eliminazione della violenza sulle donne, se ne parla anche in altre occasioni, cercando di dare il giusto merito alla donna per i suoi valori, il suo modo di pensare, il suo essere delicato e comprensivo, non solo limitandosi all’aspetto fisico. E’ avvilente però che, ancora nel 2026, si possa assistere ad attacchi gratuiti, poiché la violenza è fisica, ma anche psicologica.
E’ quanto accaduto nel pomeriggio di ieri al Sindaco di Veglie, Mariarosaria De Bartolomeo, giudicata per il suo aspetto fisico, lascia tanta amarezza. Nel giro di poche ore, dal profilo ufficiale è giunta però una presa di posizione dura, forte e decisa.
“Non è satira. Non è ironia. E’ sessismo – afferma Mariarosaria De Bartolomeo -. Descrivere una donna, una sindaca, per come “cammina sculettando” o per la lunghezza della sua minigonna non è una critica politica, significa spostare l’attenzione dalle sue idee e dal suo operato al suo aspetto fisico. Quando una donna, che per di più ricopre un ruolo istituzionale, viene ridotta al suo aspetto fisico, siamo davanti a un meccanismo chiaro di oggettivazione: non conta chi sei o ciò che fai, ma come appari. C’è poi un evidente doppio standard”.
Ed ancora incalza: “Un sindaco uomo verrebbe commentato per come ondeggia o per quanto sono aderenti i suoi pantaloni? No. Le donne, invece, vengono spesso giudicate prima per il corpo e solo dopo, forse, per le competenze. Questo tipo di linguaggio ha un effetto preciso ovvero la delegittimazione. Sessualizzare una donna, una figura pubblica, istituzionale, significa insinuare superficialità e minare l’autorevolezza del ruolo che ricopre, spostando il dibattito su un terreno svilente, meschino, becero. La violenza di genere non è solo fisica, ma anche culturale e verbale. Passa attraverso parole che sembrano leggere, ma che contribuiscono a creare un clima in cui le donne sono costantemente sotto esame per il loro aspetto. La critica politica è legittima e necessaria. Il sessismo no. Se vogliamo un confronto serio, parliamo di decisioni, risultati, responsabilità. Non di gonne. Non di sculettamenti. Il rispetto non è un dettaglio. È il punto di partenza”.

