di MANUELA MANCA
La resistenza delle donne iraniane, rappresentazione di vita, coraggio e libertà. All’inizio del 2026, sono esplose nuove proteste contro il regime degli Ayotollah, la guida suprema che governa ed ha il pieno potere nella Repubblica Islamica. Ad innescarle, una profonda crisi economica caratterizzata da stipendi insufficienti in contrasto ad un’ inflazione alle stelle ed un altissimo costo della vita. Oltre alla crisi economica, a “innalzare” l’onda di proteste e manifestazioni, è la necessità, da parte soprattutto dei giovani e delle donne, di contestare la politica del regime, accusato di repressione nei confronti della libertà personale e diritti civili. L’Iran sta attraversando una delle repressioni più violente della sua storia recente e le vittime sono in maggior numero, le donne. Dopo la morte di Mahsa Amini, nel 2022, simbolo della rivolta “Donna, Vita, Libertà”, la lotta delle donne non si è mai fermata. Pochi giorni prima delle manifestazioni, é stata arrestata Narges Mohammadi, voce essenziale del movimento Donna, Vita, Libertà e premio Nobel per la Pace, mentre stava partecipando a una cerimonia in memoria di Khosro Alikordi, avvocato per i diritti umani, ritrovato morto nel suo ufficio. Oggi, nonostante la violenza di Stato, il blackout di internet e migliaia di arresti, continuando a sfidare il regime, a scendere in strada a protestare. Si tolgono il velo, bruciano i ritratti dei leader supremo: è una forma di disobbedienza culturale, il rifiuto dell’autorità teocratica. Video e foto di donne che accendono sigarette per dare alle fiamme immagini di Khamenei sono diventate virali soprattutto sui social network. Un’immagine dalla grande potenza rivoluzionaria; la condivisione ha un forte impatto sociale e culturale non sono in Iran, ma anche nel resto del mondo. Il sostegno alle proteste delle donne iraniane nel mondo è sempre più esteso.
L’artista inglese, Soheila Sokhanvari, nota per i suoi ritratti di donne iraniane ribelli, ha denunciato le violenze dei pasdaran: “Persone innocenti e senza armi sono soggette alla forza brutale della polizia nell’impunità. Questa è una rivoluzione non una protesta, siate la loro voce”.

