Nel 2026 la Regione Puglia investirà oltre 5,6 milioni di euro per il rafforzamento e il consolidamento della rete antiviolenza regionale. Un impegno economico e politico che conferma il contrasto alla violenza di genere come priorità assoluta e strutturale delle politiche pubbliche pugliesi, con l’obiettivo di rendere stabile e duraturo un sistema di servizi già ampiamente collaudato.
Le risorse, che saranno programmate in raccordo con il Tavolo regionale antiviolenza, saranno destinate a garantire qualità, continuità e capillarità dei servizi, rafforzando un sistema integrato di prevenzione, protezione e accompagnamento delle donne vittime di violenza. Tra gli assi strategici dell’intervento spicca il consolidamento della Dote per l’empowerment, misura centrale per i percorsi di fuoriuscita dalla violenza, insieme al sostegno alle spese legali e agli interventi dedicati agli orfani di femminicidio, riconosciuti come ambito prioritario di tutela pubblica.
«Il contrasto alla violenza di genere è una priorità strutturale delle politiche regionali – dichiara l’assessore regionale al Welfare e allo Sport, Cristian Casili –. Gli avvisi regionali hanno prodotto risultati tangibili e oggi disponiamo di una rete diffusa e qualificata. Garantire prevenzione, protezione e autonomia alle donne è una responsabilità pubblica non negoziabile».
«Uscire dalla violenza è un processo complesso – aggiunge Casili – che richiede continuità, risorse e una rete pubblica solida. Con gli esiti raggiunti e il nuovo investimento per il 2026, la Regione mette in campo una risposta forte e duratura, perché protezione, autonomia e diritti delle donne non sono più un’emergenza ma una priorità strutturale».
Attualmente la rete antiviolenza pugliese può contare su 31 Centri Antiviolenza, di cui 20 a gestione privata e 11 a titolarità pubblica, 112 sportelli antiviolenza diffusi sul territorio, 10 case rifugio a indirizzo protetto per le donne in grave pericolo, 12 case di secondo livello dedicate ai percorsi di recupero dell’autonomia e 2 case emergenza, strutture di prima accoglienza che consentono alle donne di valutare, in condizioni di sicurezza, l’adesione ai percorsi di protezione. Numeri che attestano il consolidamento di un sistema solido, capillare e qualificato, in grado di garantire tutela anche nelle aree più interne e periferiche della regione.
Le strutture della rete operano 24 ore su 24, sette giorni su sette, avvalendosi di personale qualificato e specializzato. Per le situazioni di maggiore fragilità, nell’ambito degli avvisi regionali è stata ulteriormente rafforzata la Dote per l’empowerment, uno strumento tempestivo e flessibile che consente ai Centri Antiviolenza la gestione diretta delle risorse, rispondendo in modo puntuale ai bisogni delle donne prese in carico. La misura include sostegno abitativo, reinserimento lavorativo e accompagnamento personalizzato, con particolare attenzione alle donne dimesse dalle case rifugio o prive di un alloggio sicuro.
I dati di monitoraggio 2024 confermano l’efficacia del sistema regionale: circa 3.000 accessi ai Centri Antiviolenza, una presa in carico pari al 65,6% e 114 donne accolte in protezione nelle case rifugio. Numeri che si traducono in percorsi individualizzati e concreti, dalla messa in sicurezza – anche con figli minori – al supporto legale e psicologico, fino al rafforzamento dell’occupabilità e alla ricerca attiva di lavoro.


