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Lecce – Serie A, numeri “impietosi” e classifica a rischio, servono rinforzi di qualità per salvare il salvabile

Dopo 21 turni, terz’ultimo posto in classifica a pari merito (si fa per dire)  con la Fiorentina, 12esima sconfitta stagionale e peggiore attacco (appena 13 reti), in entrambi i casi “maglia nera” della serie A (nessuno finora ha fatto di peggio): questi i dati “impietosi” dell’attuale Lecce, all’indomani dell’ennesima batosta riportata allo stadio Meazza – San Siro  contro il Milan. A scanso di equivoci e di arditi, e fuori luogo, giochi di parole (“Ma in fondo abbiamo perso di misura” oppure “Non usciamo da Milano con le ossa rotte”) la realtà è ben diversa. Al solito, i numeri parlano chiaro (fonte statistiche “Forza Football”):

  • Possesso palla: 69 per cento Milan – 31 per cento Lecce
  • Tiri: 20 (6 in porta) Milan – 3 (0 in porta) Lecce
  • Calci d’angolo: 10 Milan – 2 Lecce
  • Passaggi riusciti: 633 Milan – 235 Lecce
  • Passaggi riusciti nella trequarti avversaria: 150 Milan – 37 Lecce

Ce n’è abbastanza per dire che più che una partita è stato un “assalto a Fort Apache”, e alla lunga, in presenza di forze preponderanti e tecnicamente più quotate, i fortini sono destinati a cadere.

Avendo ancora tante gare da disputare (ben 17), ma vivendo, già al momento, una situazione da “allarme rosso”, non ancora drammatica ma abbastanza preoccupante, e in presenza di certi numeri, si richiede un’analisi fredda, critica ma costruttiva, e lontana da alibi e inutili “buonismi”.  In altre parole, occorre aprire gli occhi e cercare di salvare il salvabile… adesso, subito.

  1. Bisogna prendere atto che il calcio mercato estivo è stato a dir poco fallimentare: non si tratta di un giudizio soggettivo, ma di un dato inconfutabile se è vero, com’è vero, che a parte Stulic e Camarda, gli unici due attaccanti (se non è un record per un club di serie A, poco ci manca), tutti gli altri “acquisti” non hanno mai davvero riscontrato (del tutto o in parte) l’apprezzamento dell’allenatore.
  2. Il problema dell’attacco è vistoso e alto come un palazzo di 5 piani. Camarda (appena 17enne) e Stulic hanno segnato in due la miseria di 3 reti su 21 partite: un azzardo sin dall’inizio, che poi è sconfinato nell’incoscienza nel momento in cui ci è ostinati a giocare con quel controproducente e balordo modulo ad una punta che adottano i giallorossi. Dire che il modulo di gioco è il il 4-3-3 (“E’ il nostro marchio di fabbrica”) rappresenta un falso storico: in realtà, il Lecce non ha mai adottato il 4-3-3, giocando con una sola punta. Gli esterni offensivi del Lecce, al di là delle loro attitudini tecniche (?), non sono certo attaccanti. Non sono i giocatori che si devono applicare al modulo, ma è il modulo che si deve applicare ai giocatori che si hanno a disposizione. E, in ogni caso, il modulo lo decide l’allenatore, secondo le sue esigenze.
  3. L’allenatore ha il non facile compito di fare di necessità virtù, con vistose carenze nell’organico, con particolare riferimento alla panchina, e ai pochi veri giocatori da serie A, su tutti Falcone, Maleh, Coulibaly e Ramadani. Ma ora la situazione di Di Francesco sembra complicarsi, in presenza di recenti scelte alquanto discutibili, sia nell’assetto iniziale in campo che nelle sostituzioni in corso di partita.

Il tempo stringe e bisogna intervenire subito con un attaccante (meglio due), un centrocampista d’impostazione e un esterno difensivo destro, tutti giocatori pronti e “da serie A”. Niente scommesse. Salvare il salvabile si può, si deve, perchè la serie A va difesa, se solo lo si vuole.

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