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IL FALLIMENTO DEL SISTEMA SANITARIO REGIONALE DI EMILIANO

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Il Servizio Sanitario della Puglia storicamente basato su:

-una molteplicità di strutture ospedaliere, all’inizio del 21° secolo nella Regione erano attivi ben oltre cento ospedali pubblici, alle quali vanno aggiunte le numerose strutture ospedaliere private;

-una rete di assistenza territoriale, costituita essenzialmente dagli ambulatori dei medici di medicina generale/pediatri di libera scelta e, in misura minore, da ambulatori specialistici distrettuali;

non è riuscito nel corso degli anni a garantire a tutti i pugliesi quei servizi essenziali ed indispensabili per la tutela della salute. Ne sono la prova gli innumerevoli viaggi della speranza di tanti pugliesi verso le strutture sanitarie del Nord e l’incapacità della medicina di base a dare risposte qualificate ed immediate ai bisogni giornalieri della popolazione.

  
La riqualificazione dell’assistenza sanitaria pugliese voluta da Emiliano è tutta orientata ad offrire prestazioni assistenziali legate all’emergenza/urgenza e alle patologie acute con l’obiettivo di rispettare gli standard stabiliti dalla programmazione nazionale attraverso una consistente riduzione del numero degli ospedali (attualmente 42 presidi pubblici) e del numero di posti letto e marginalmente al potenziamento dell’assistenza sanitaria territoriale. Eppure gli obiettivi strategici contenuti nel Piano Regionale Sanitario mirano a perseguire la riduzione del numero dei ricoveri impropri negli ospedali per acuti e la riduzione della durata di degenza dei ricoveri attraverso una rete territoriale efficace ed efficiente di servizi sanitari e sociali, che di fatto non è stata centrata, ed il potenziamento della medicina del territorio.

Ciò non è stato realizzato per diverse motivazioni, in particolare:


1. Salvo poche eccezioni (rari ospedali di comunità, etc) non vi è stato il contemporaneo potenziamento della medicina del territorio, in termini di risorse umane e materiali e modalità organizzative, per far fronte alle necessità assistenziali derivanti dai bisogni sanitari prima soddisfatti, sia pure in maniera inappropriata, dalle strutture ospedaliere disattivate nell’ultimo decennio;

2. Il riordino ospedaliero si è limitato, nei fatti, alla disattivazione di piccole e spesso fatiscenti strutture, senza tenere in debito conto che l’efficienza degli ospedali va perseguita e valutata su requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi (come ben documentato dalle normative nazionali e regionali in materia di accreditamento);

Infatti rispetto ai:


a) requisiti strutturali: l’attuale rete ospedaliera (circa 42 ospedali per poco più di 4 milioni di residenti) è ancora pletorica e obsoleta: alcuni ospedali risalgono addirittura ad oltre un secolo.

È urgente ed indifferibile la costruzione di nuovi ospedali, un ospedale di almeno 400 posti letto per ogni bacino di 200 mila abitanti, così come previsto dal Piano Regionale della Salute;                                          



b) requisiti tecnologici: salvo pochi atti regionali di programmazione per alcune grandi tecnologie (es. PET/TAC) molte ancora da realizzare, è urgente un Piano regionale delle tecnologie biomediche, che permetta alle strutture sanitarie di utilizzare con efficienza quanto viene offerto dalla scienza e dalle

tecnologie biomediche;



c) requisiti organizzativi: la storica carenza di personale medico e sanitario non ha mai permesso l’attuazione di modelli organizzativi che permettessero la piena funzionalità nelle 24 ore delle strutture. Il pensionamento di un elevato numero di medici, personale sanitario e tecnico avvenuto in questi ultimi anni ha aggravato ancora di più la situazione: si rischia la chiusura di molte unità operative per mancanza di un numero sufficiente di personale sanitario in grado di garantire i turni e assicurare il servizio. Rispetto agli standard nazionali per specialità il numero di medici per posto letto è scandalosamente al di sotto dei livelli minimi essenziali;



La Regione Puglia per assistere una popolazione sempre più vecchia ha mal pianificato la sua spesa sanitaria perché non ha finanziando e potenziando le reti di assistenza, secondo le richieste e le esigenze che venivano dal territorio.

La sanità voluta da Emiliano ha creato pertanto da un lato un limitato numero di grandi centri ospedalieri e dall’altro ha previsto una discutibile rete territoriale di servizi al solo fine di evitare il ricovero in ospedale. Una rete che si è rivelata inefficiente ed inefficace ed in alcuni casi addirittura fallimentare ed inesistente tanto che molti malati spesso rimangono in casa senza assistenza e senza cure.

I nodi della sanità pugliese venuti al pettine in questi giorni ed i problemi vissuti dalla popolazione a seguito della diffusione del coronavirus mostrano quanto le scelte fatte da Emiliano siano risultate sbagliate.

La Giunta regionale in questi giorni è corsa ai ripari adottando un nuovo schema di riordino della rete ospedaliera pugliese che per quanto si è potuto apprendere continua a non risolvere il problema della tutela dalla salute dei pugliesi; esso risulta essere non uno strumento di programmazione sanitaria ma un mero strumento elettorale.

Le emergenze verificatesi a seguito della diffusione della pandemia da coronavirus obbligano la Regione Puglia a rivedere molte scelte sbagliate fatte sia da Emiliano ma anche dai suoi predecessori. La soluzione non può essere certo l’aumento dei posti letto di terapia intensiva e qualche “marchetta elettorale contenuti nel provvedimento adottato. Va riconsiderata l’importanza e l’utilità di molti ospedali chiusi, compreso quello di Nardò, che dovranno essere riaperti e ridestinati nell’ambito di uno strategico piano a far parte di una nuova e più efficiente rete ospedaliera regionale dotata di spazi e risorse umane in grado di offrire efficienti ed immediate prestazioni assistenziali legate all’emergenza/urgenza, di laboratori attrezzati per la diagnostica ma anche di risorse umane e tecnologiche in grado di fornire servizi essenziali, di fare  ricerca e non per ultima realizzare una efficiente riorganizzazione della medicina generale. Per una sanità in grado di rispondere alle esigenze del territorio pugliese è necessario che Emiliano, che ricopre anche la carica di assessore regionale alla sanità, avvii un confronto serrato ed immediato con il Governo nazionale e chiedere di utilizzare i fondi stanziati dall’ UE per la Sanità per finanziare un efficiente piano sanitario pugliese.

La pandemia che stiamo vivendo ci insegna che è necessario disegnare e realizzare con urgenza un nuovo modello di sanità regionale per garantire con certezza il diritto alla salute ed una corretta e qualificata assistenza sanitaria a tutti. Ciò anche per evitare di trovarci in un prossimo futuro a vivere momenti di forte apprensione come successo nei mesi scorsi. Rino Dell’Anna   Coordinamento Italia Viva Nardò

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