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Riduzione in schiavitù: si “appesantisce” l’accusa per un imprenditore agricolo del posto

Il processo nacque dopo la morte nei campi di un bracciante sudanese.

Riduzione in schiavitù: da questa accusa dovrà difendersi il 75enne di Porto Cesareo Giuseppe Mariano, detto “Pippi”, titolare di fatto dell’azienda agricola nei cui terreni morì il 20 luglio 2015 il bracciante sudanese 47enne Mohamed Abdullah. Il pubblico ministero Paola Guglielmi, su richiesta del giudice monocratico della prima sezione penale Francesca Mariano, ha infatti riqualificato il reato di caporalato in riduzione in schiavitù e mantenendo l’accusa di omicidio colposo. «Riducevano e mantenevano numerosi cittadini extracomunitari di nazionalità prevalentemente sudanese, in stato di soggezione continuativa, condizione analoga alla schiavitù», si legge in un passaggio del pm che aggrava la posizione degli imputati. Le indagini sono state condotte dai Carabinieri e dagli ispettori dello Spesal, che hanno ricostruito la filiera del pomodoro dal raccolto nelle campagne all’arrivo alle multinazionali e, infine, sulle tavole degli italiani sotto forma di pelati, salse e conserve. La consulenza medico-legale accertò la morte del bracciante per infarto sotto il sole cocente di luglio (quel 20 luglio di quattro anni fa, di circa 40 gradi) nelle campagne tra Nardò e Avetrana. Per la Procura gli imputati avrebbero approfittato dello stato di vulnerabilità e indigenza degli immigrati, facendoli lavorare per 10-12 ore al giorno con paghe molto più basse di quelle previste dai contratti collettivi nazionali. In ricordo del bracciante sudanese tragicamente morto nei campi salentini, nell’ottobre 2016 è stata affissa una targa a Masseria Boncuri, luogo simbolo delle battaglie dei braccianti stranieri.
Tornando al processo, gli imputati sono difesi dagli avvocati Ivana Quarta e Antonio Romano. La moglie e la figlia di Mohamed Abdullah (costituitesi nel giudizio assistite dall’avvocato Cinzia Vaglio) hanno avanzato un risarcimento di 1milione e mezzo di euro. Costituitesi anche la Cgil (con l’avvocato Viola Messa), il Centro Internazionale dei Diritti Umani rappresentato dal Presidente Cosimo Castrignanò (con l’avvocato Paolo Antonio D’Amico) e le note aziende Mutti e Conserva Italia, assistite rispettivamente dagli avvocati Vincenzo Muscatiello e Anna Grazia Maraschio.

 

Autore Articolo Redazione