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Ogni favola è un gioco… ed è vera soltanto a metà

Ore 08:00 di una domenica non qualunque. La sveglia ti richiama all’ordine, ti aspetta il PalaMaggiò. I panini per il pranzo a sacco son pronti, il pullman anche,  un po’ meno lo sono i compagni di viaggio “storditi” dall’ora e, soprattutto, dalla tensione. Alle 10.30 si parte.  Le ore che ti separano dal match son tante e bisogna dosare le forze. Cosí pochi cori, qualche risata, ed ognuno perso nelle sue cuffiette, nel suo libro o nel suo tablet.

Prima sosta. Quella lunga. Quella che serve a ricaricare le batterie per quello che resta della strada. Più Caserta si avvicina, più sale la tensione. I tifosi casertani, lo si è visto al Pala Andrea Pasca, sono a dir poco calorosi. La squadra ha l’obbligo, dopo aver disputato un campionato di assoluto livello, di vincere. Questa necessità è stata “ricordata” ai giocatori campani anche a Nardò. La partita perfetta dei granata, però, non può non aver lasciato il segno. Chi prima considerava Nardò come agnello sacrificale si era già ricreduto. La squadra di m., come qualcuno ci aveva definito, evidentemente tanto di m. non doveva essere.

Scortati da una volante della Polizia che chiaramente aumenta la tensione del tifoso, si giunge al PalaMaggiò. Un’imponente struttura, un po’ degradata all’esterno, ma che nasconde dentro i suoi gioielli.  Perquisizioni di rito e via. Si entra nel tempio del basket. In tribuna primeggia la maglia gigante di Gentile accanto a quella celebrativa di una Coppa Italia e di uno scudetto. Roba da leccarsi i baffi, insomma. Sotto di esse è assiepato il gruppo ultrà dei tifosi di casa.

Il tempo di salire cinque gradini e si giunge nella “gabbia”.  Lo spicchio protetto del PalaMaggiò dedicato ai tifosi ospiti. Per chi è abituato al tensostatico di via Giannone, l’impatto è da shock immediato ed irreversibile.

L’Onda Granata, però, c’è e si fa sentire sin da subito. Partono i cori. I giocatori sembrano rilassarsi all’arrivo dei tifosi e la gara ha inizio. Parte meglio Caserta, ma la tensione è palpabile. Un paio di errori dei giocatori casertani ed i granata si rifanno sotto. Poi il sorpasso sembra un sogno.  L’onda Granata cresce ed insieme ad essa la sicurezza dei giocatori in campo.  Ogni canestro è seguito da un bacio verso la tribuna granata.  Chi alla fidanzata, chi ai genitori, chi, semplicemente, al pubblico. I granata chiudo in vantaggio, seppur minimo, i primi due quarti.

Ancora quei cinque gradini, compiuti meccanicamente, e ci si può rifocillare. In realtà l’impressione è quella di essere in un carcere divisi dall”’ eldorado” da una grata con un piccolo buco attraverso il quale passano, sotto cospicuo compenso, le vivande.

Suona la campana e si ritorna sugli spalti.  20 minuti separano i granata dalla sconfitta o dal sogno. Però, la meraviglia delle meraviglie, al tifoso granata sarebbe andata bene ugualmente. La grinta dei ragazzi in campo nel primo tempo era più che sufficiente a giustificare le 7 ore di viaggio.  Invece no! Non poteva finire cosí! Le favole, si sa, hanno sempre un lieto fine. E cosí, anche la favola di Andrea, di papà Angelo, del Presidente, del Patron, di tutto lo staff granata, non poteva finire diversamente.

77 a 70. Questo il risultato “stampato” sull’enorme tabellone del PalaMaggiò. Per capirci grande almeno 20 volte quello del PalAndreaPasca.

Alla fine scoppia la festa. In campo e sugli spalti. Persino il pubblico casertano che di avversari ne ha visti tanti e certamente più blasonati di quello granata, è costretto ad inchinarsi di fronte alle i cornate di un toro mai domo. Gli applausi di tutto il PalaMaggiò a questo punto sono solo per il Nardò.

Finita la festa, affrontati per l’ultima volta quei cinque gradini, si torna sul pullman. Ad aspettarti ancora 7 ore di viaggio. Ma c’è ancora una tappa importante da affrontare.  Al primo autogrill l’abbraccio con la squadra.

Il resto, come andrà a finire, sarà il futuro a dircelo. Intanto un bel pezzo di storia è stato scritto. E beh, è stato scritto dal Nardò

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