domenica, Settembre 20, 2020

”L’ingiustizia e l’offesa son simili a rete, che avvolge l’uomo: su chi le commette il danno sovente ritorna”.

-Di Alberto Gatto- Mai, come in questo momento, il mio cuore ha osato sperare che Lucrezio, nel suo De Rerum Natura, dicesse il vero. Tuttavia, la ragione presto sovviene per disilludermi. C’è un triste avvenimento che, puntuale come il Natale, il caldo torrido di agosto e le balere estive, ogni anno non si lascia attendere piú di tanto: l’incendio e la conseguente devastazione del bosco della Reggia, polmone verde negli anni che furono ridotto a deserto, fulgido simbolo dell’inciviltá, dell’incuria e del sadismo umani. I mesi appena trascorsi ci hanno insegnato che, volendo, si è in grado di scovare il ciclista sulle spiagge d’inverno o il podista sulle montagne sperdute. Elicotteri, droni, carri armati. Grande dispiegamento di forze a sostegno di provvedimenti estremi che, a tratti, mi assumo la responsabilità di definire scellerati. Tuttavia, quella vile mano del piromane che, da un decennio almeno, agisce indisturbata sul bosco della Reggia nessuno è in grado di ”tagliarla”. E dove sono gli starnazzatori seriali? Dove sono i signor NO, quelli che arieggiano i propri pulpiti professando amore incondizionato per la natura al punto da bocciare ogni progetto, ogni iniziativa, ogni idea? Quelli che anelano lo stato brado e selvaggio e lo scrivono col cellulare pubblicandolo su Facebook? Quelli che ”aboliamo la caccia” e non fa niente se poi intere zone rurali finiscono per diventare retaggio di drogati, spacciatori e delinquenti? Non sento i loro squittii…non li vedo. Un’area che, da anni, è completamente abbandonata al proprio destino di fuoco. Un tempo, almeno, d’inverno era battuata dalle guardie forestali a ”caccia” di qualche verbalino per una mancata crocetta sul tesserino venatorio. Quel bosco era la mia casa e la casa di quanti, come me, hanno sempre creduto nella catena alimentare e negli equilibri naturali, di cui il cacciatore entra a far parte al pari di altri predatori. Era la mia casa fino a quando qualcuno che occupa quei piani alti che, in autunno, contribuiremo a ripopolare alle urne, non decise di interdirlo all’attivitá venatoria. In realtà mi sono sempre chiesto se un simile provvedimento non fosse dettato da interessi assai diversi rispetto alla volontà di tutelare la natura incontaminata di quel posto che, purtuttavia, anno dopo anno, cominciava a soffrire cemento, cancelli, muri e recinzioni. La mano edificatrice dell’uomo cominciava a dimostrarsi insofferente. I miei sospetti non possono che acuirsi al cospetto dell’inerzia inqualificabile del Comune di Galatone che ad oggi, non è stato ancora all’altezza di approvare un PUG degno di essere definito tale, che consentisse allla P.A. di entrare direttamente in possesso di quell’area e di esercitarne ogni conseguente funzione di controllo e prevenzione. Il problema è sempre lo stesso: il coraggio degli uomini si misura con i fatti e non con le parole. È tempo che qualcuno si assuma la responsabilità per ciò che, ciclicamente ed inesorabilmente, da anni si verifica sul boschetto della Reggia. E se l’impreparazione, l’improvvisazione, la sciatteria e l’inadeguatezza delle istituzioni ci impediscono di risalire alla mano del piromane, saltino almeno le teste di dirigenti, funzionari e politicanti che avevano il dovere di fare e non hanno fatto. E questa volta, magari, prima saltino e poi chiedano scusa. Ma che ciò possa accadere è una speranza utopica al pari di quella che, l’anno venturo, il boschetto che fu la mia casa resti immune dalla barbarie estiva.

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