giovedì, Ottobre 22, 2020

Agorà Jus:COVID-19 E SALUTE MENTALE ISOLAMENTO FORZATO E CONSEGUENZE PSICOLOGICHE

-Di Antonio Palumbo-Il graduale rientro alla normalità in seguito al periodo di lockdown ha lasciato strascichi non solo dal punto di vista economico ma anche dal punto di vista psicologico alla luce delle inevitabili conseguenze che la pandemia passata, e la paura del “ritorno” avrà sull’equilibrio psicologico dell’uomo.

L’impatto della pandemia sulla sfera personale, familiare, sociale e lavorativa dell’uomo, l’isolamento e le distanze interpersonali hanno dato vita a settimane di di paura e solitudine che difficilmente moltissimi italiani riusciranno a lasciarsi alle spalle alla luce di una preoccupazione per una situazione più grande di noi e per molti versi sconosciuta.

Di tanto ci da contezza la Dottoressa Michela De Simone, giovanissima Psicologa e Psicoterapeuta Neretina specialista in Terapia Breve Strategica, titolo quest’ultimo conseguito presso il Centro di Terapia Strategica di Arezzo diretto dal prof. Nardone, centro di eccellenza per la pratica clinica e di alta formazione, fondato da Paul Watzlawick e Giorgio Nardone.

La pandemia”, riferisce la Psicologa De Simone, “non ci ha dato il tempo di adeguarci all’ignoto, rendendoci vulnerabili, incapaci di tenere il controllo e privandoci della convinzione di poter proteggere i nostri figli o i nostri cari anziani. La rinuncia alla routine, ad un caffè con gli amici o ad una cena di famiglia, ha stravolto le nostre abitudini ed imposto ritmi diversi. Quella che consideravamo la “normalità” è stata totalmente sovvertita, lasciando il posto a stili relazionali basati sulla distanza e ad una sempre maggiore “digitalizzazione” delle vite: sempre più contatti (sociali o lavorativi) dietro ad uno schermo e sempre meno rapporti vis a vis”.

In aggiunta a tanto, riferisce la Dottoressa De Simone, “il grave impatto economico che la pandemia ha avuto, le cui ripercussioni saranno ancora più evidenti nel lungo termine. Si stima che la grave crisi economica che ci troviamo ad affrontare, che è stata definita “la peggior crisi economica degli ultimi 70 anni”, porterà con sé un’impennata di suicidi da coronavirus (soprattutto tra imprenditori e disoccupati) paragonabile a quello che accadde in occasione della crisi economica del 2008, quando in Italia l’aumento fu del 2%.”.

La Società Italiana di Psichiatria”, come comunicato dalla Professionista, “ha quantificato un milione gli italiani che adesso hanno paura di  tornare alla normalità perchè ci sarebbe la difficoltà di abbandonare il proprio “spazio protetto”, di andare nuovamente incontro a responsabilità sociali e lavorative e tornare a quella vita frenetica che caratterizzava la nostra quotidianità prima che il Covid-19 stravolgesse le nostre abitudini. Due mesi di isolamento sono stati sufficienti per creare un nuovo adattamento, al quale oggi molti di noi fanno fatica a rinunciare. Se per qualcuno lo stare in casa in questi due mesi è stata infatti una sorta di costrizione, per molti altri è stato un periodo di tempo ritrovato, con ritmi più lenti e priorità diverse”.

È evidente, pertanto, a detta che il ritorno tanto alla fase 2 quanto alla 3 non sarà, purtroppo, semplice in quanto, come ci conferma la Psicoterapeuta, “la paura pervasiva di uscire da casa,di dover riprendere i nostri impegni al di fuori delle pareti domestiche e la sensazione che in casa abbiamo tutto quello che ci serve e che, a questo punto, non cambi nulla allungare la quarantena di qualche settimana, è tipico di una dimensione emotiva che in psicologia ha un nome: si parla di “sindrome della capanna”,conosciuta anche come “sindrome del prigioniero.

La sindrome della capanna, reazione fisiologica all’aver trascorso tante settimane isolati ha abituato il nostro cervello a quella sicurezza che troviamo solo tra le quattro pareti domestiche; chi soffre di questa sindrome, pertanto, ha paura di confrontarsi con il mondo esterno che è percepito come minaccioso, anche a causa della persistenza, a tutt’oggi, del rischio di contagio.

“Sarà necessario, secondo quanto riferisce la Dottoressa De Simone, “concedersi del tempo, riprendendo in mano la propria vita a piccolissime dosi al fine di superare il quadro emotivo associato è solitamente caratterizzato da: tristezza, letargia, paura, angoscia e frustrazione

Questo perché”, come riferisce la Psicologa, “l’abbandono del precedente (precario) equilibrio di isolamento nel proprio “porto sicuro” e l’affrontare una realtà nuova, i cui confini si sono modificati in un’ottica di prevenzione del contagio, distanze sociali, dispositivi di protezione da indossare e procedure poco naturali (come l’igienizzazione) da seguire, ha inoltre portato a diffuse e crescenti forme di disagio psicologico. La percezione dell’altro come una possibile minaccia acuisce di fatti l’ansia e l’angoscia legate al contagio”.

I dati riferiti dalla Dottoressa De Simone, in ordine alle sensazioni prevalenti in questa fase di ripresa ci dicono che “un Italiano su due si definisce stressato (42%), mentre il 24% ha disturbi del sonno, irritabilità il 22%, umore depresso il 18%, problemi alimentari il 10%. Non mancano conflitti relazionali per il 7%,  di coppia per il 4% e con i figli per il 3%. 

In importante aumento anche i livelli generali di ipocondria (intesa come paura di sviluppare o contrarre malattie) e di disturbi ossessivo-compulsivi, in particolare quelli “da contaminazione”, caratterizzati cioè da rituali finalizzati a evitare o gestire stimoli o più in generale oggetti che, agli occhi di chi soffre, possono essere portatori di germi, malattie e infezioni”.

In conclusione, è chiaro che stiamo vivendo una situazione senza precedenti e che in questi mesi sarà obbligatorio affrontare, come conferma la Psicologa, molteplici sfide psicologiche. “Il ritorno alla normalità da parte comporterà una nuova normalità, con un bagaglio esperienziale certamente differente e con l’ovvia conseguenza per la quale il manifestarsi di qualcuno degli stati emotivi sopra elencati necessiterà di un aiuto che appare fondamentale e che permette di risolvere il problema in tempi brevi”.

Sarà, pertanto, importante superare la paura del pregresso e del futuro – anche con l’aiuto qualificato – perché, come diceva il compianto Nelson Mandela, “L’uomo coraggioso non è colui che non prova paura, ma colui che riesce a superarla”.

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