venerdì, Giugno 5, 2020

La Nardò che verrà e la scelta di Barbetta di chiamarsi fuori, la sua preziosa eredità ed una politica dal respiro corto

-DI Marco Marinaci- “Dove il potere nega, in forme palesi ma anche con mezzi occulti, la vera libertà, spuntano ogni tanto uomini ispirati che seguono la posizione spirituale più difficile che una vittima possa assumere di fronte al suo oppressore: il rifiuto passivo. Soli e inermi essi parlano anche per noi”.

Eugenio Montale, non lo ricordo solo per l’innovazione del suo linguaggio metaforico e spiazzante, lo rammento soprattutto per la poetica della parola onesta. Ha senso scrivere ciò che non corrisponde al vero? A mio avviso mai. Si fa un gran parlare di candidature ed è un fiorire allegro, altre volte scomposto e fuori posto. Io, in tutta confidenza, non ho mai amato il politichese, il linguaggio che si fa spesso oscuro o buono solo per il marketing e per chi vuol crederci, la gente oggi è allo stremo da ogni punto di vista.

L’emergenza ha fatto emergere in maniera evidentemente drammatica tutti i limiti di una rappresentanza politica povera di competenze e di contenuti, i sanguinosi tagli nella sanità, soprattutto le pessime gestioni sono sotto gli occhi preoccupati di tutti. E’ evidente la necessità che la politica svesta gli abiti logori per indossare una veste nuova. In un momento così complesso non posso non condividere la scelta del dottor Barbetta di non accettare di candidarsi alla poltrona di primo cittadino della nostra Nardò.

Una scelta, conoscendolo, scontata e condivisibile perché Barbetta è una risorsa del nostro territorio ed è un imprenditore che conosce alla perfezione il valore sociale ed etico di un’impresa e soprattutto la indiscutibile e preziosa variabile tempo. Un sindaco deve dedicare il suo tempo alla cura della propria comunità. Barbetta lo sa perfettamente avendo molteplici attività e interessi che spaziano da Confindustria, all’Università del Salento, dal TAC, alla trafileria dell’alluminio. E’ una indiscutibile risorsa ma non ha tempo da sottrarre ad un’impresa che richiede un investimento indispensabile in termini non solo di passione ed abnegazione. Non saprebbe svolgere una qualsiasi attività senza metterci quella visione, quella capacità di ideare grandi progetti che gli appartiene, quel quid in più che ne ha permesso la sua stessa affermazione in un settore imprenditoriale di immane complessità.

Ecco perché ha opposto un sentito no grazie. Ma è da lì che bisogna partire. Dall’idea preziosa ed assolutamente condivisibile per esempio del Politecnico della Moda. “Il Politecnico del Made in Italy nasce dall’idea di creare una scuola per l’alta formazione del personale del sistema made in salentino. La mission, infatti, è quella di riuscire a divenire un centro di competenza riconosciuto e capace di supportare le attività Made in Italy in tutto il Salento, la Puglia, e gradualmente, divenire un punto di riferimento per il Mezzogiorno d’Italia ed i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. L’iniziativa si integra con il processo, accelerato dalla crisi, di riqualificazione e riposizionamento verso la fascia alta della produzione del sistema moda salentino”.

Qualche esponente politico nostrano è stato forse capace di coglierla? La politica ha il respiro corto e viene meno quando non è capace di dare il là alle indiscutibili potenzialità di una realtà che trabocca di bellezza. La ricchezza delle idee. Penso alla nostra Piazza Mercato e mi viene in mente la “La Boqueria” è un famoso mercato situato a Barcellona con un ingresso al mercato da La Rambla. Offre una straordinaria varietà di frutta fresca, verdura, dolci e carne, pesce, crostacei, formaggi e prodotti caseari. Anche per chi non è interessato agli acquisti questo posto merita di essere visitato, anche solo per respirare l’atmosfera e ammirare l’esplosione di colori dalla frutta fresca nelle bancarelle.

La nostra ristrutturata Piazza Mercato potrebbe risorgere a nuova vita accogliendo il meglio delle nostre preziose risorse ortofrutticole, il meglio che il nostro territorio può offrire, prodotti bio e a km “0”. Qualcosa di simile è il Reading Terminal Market di Philadelphia un variegato miscuglio di cucine e di piatti da tutto il mondo. Potrebbe essere una grande opportunità di lavoro ma anche di valorizzazione della nostra vivace imprenditoria agricola. Senza cancellare storicamente la funzione preziosa di quel luogo. Potrebbe essere una ricchezza per tutti e non certo per pochi.

Porto Selvaggio, oggi perennemente fermo e immutabile, adeguatamente valorizzato potrebbe essere il terzo polo di un itinerario che permetterebbe di ampliare il raggio d’interesse turistico e culturale, così da riqualificare non solo puntualmente i singoli soggetti facenti parte del percorso, ma anche l’intero territorio nel quale sono inseriti. Sono tre idee da mettere in cantiere, sono percorribili?

Nardò non ha bisogno solo di asfalto, questa Città  ha un dannato bisogno di infrastrutture sociali (istruzione, sanità, assistenza sociale, cultura e tempo libero). Prima l’Ambiente, il Piano del Verde e poi il resto nel rispetto della sostenibilità autentica. E sulle idee che occorre misurarsi. Sempre. Tutto il resto è chiacchiericcio da comari. Solo attraverso una politica improntata al dialogo e alla condivisione reale e non fittizia si potrà costruire senza steccati ideologici e all’insegna delle larghe intese. Sulla scorta di una diffusa consapevolezza: un mantra condiviso per sentire davvero “Di avere un principio, qualcosa di importante per cui si è disposti a lottare”. Il Bene Comune.

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