martedì, Giugno 2, 2020

GALATONE: A PROPOSITO DELLA ROTTAMAZIONE DELLE CARTELLE ESATTORIALI, SINDACO E ASS. PINCA È VERGOGNOSO CONTINUARE A MENTIRE AI PROPRI CITTADINI

Il sindaco ci invitava a recuperare la voglia di studiare, ma non ha risposto alle evidenti e circostanziate accuse di incapacità amministrativa e di menzogne continue ai propri cittadini, sottolineate nel nostro ultimo comunicato stampa del 26 gennaio u.s.
A rispondere ci ha pensato con un post sulla sua pagina Facebook l’assessore al bilancio e ai tributi avv. Maurizio Pinca raccomandando, a proposito della rottamazione delle cartelle esattoriali, a noi “improvvisati dottori-professori-fiscalisti”, di farci consigliare da un “medico bravo”, in quanto non poteva essere rottamato alcunché perché la passata amministrazione non aveva emesso alcuna ingiunzione sino al 2017.
Niente di più falso. L’amministrazione precedente, pur non avendo emesso alcuna ingiunzione ai propri cittadini, aveva provveduto, attraverso Equitalia e sempre nei termini, a mettere in mora attraverso l’emissione delle cartelle esattoriali i cittadini morosi.
Ebbene deve essere chiaro una volta per sempre che LE CARTELLE ESATTORIALI EMESSE DA EQUITALIA ATTRAVERSO I RUOLI DELLE AMMINISTRAZIONI LOCALI SONO PARIFICATE A TUTTI GLI EFFETTI ALLE INGIUNZIONI.
Pertanto le amministrazioni, ai sensi di quanto previsto dal Decreto Crescita D.L. 30 aprile 2019, n. 34, potevano rottamare e quindi eliminare le sanzioni previste anche per le cartelle esattoriali emesse sino al 2017.
Caro assessore, abbiamo seguito il suo consiglio e da improvvisati, come ci definisce lei, ci siamo rivolti ad un illustre medico fiscalista per richiedere un parere in merito – che alleghiamo di seguito – il quale rimane a sua disposizione per una eventuale cura fiscale…. .
Quanto evidenziato nel parere a noi era evidente da sempre così come abbiamo avuto modo di esplicitare nel precedente comunicato stampa, e come d’altronde lo è stato per la grande maggioranza dei comuni italiani.
BASTA QUINDI MENTIRE E CONTINUARE A SCARICARE SEMPRE SUGLI ALTRI LA PROPRIA INCAPACITÀ O LA VOGLIA DI VOLER VESSARE AL MASSIMO I PROPRI CITTADINI.
Assessore Pinca la riteniamo molto intelligente per non comprendere quanto illustrato nel suddetto parere, ed è proprio per questo che mentire da parte sua, uomo di legge, è molto grave; speriamo quindi che proprio lei per il futuro non abbia bisogno del bravo …. medico che a noi ha consigliato.

I Consiglieri Campa, Nisi, Roseto e Tundo

Allegato parere:
“Per far comprendere ai cittadini l’esatta portata della rottamazione dei tributi comunali operata dal governo LEGA/M5S (in particolare rottamazione debiti IMU, TARI, TASI), occorre necessariamente effettuare una breve premessa utile per far comprendere a tutti le modalità di riscossione di tali tributi.
I Comuni, come gli altri enti locali e territoriali (le Regioni), possono scegliere se affidare la riscossione delle proprie entrate all’Agenzia delle Entrate Riscossione (ex Equitalia) oppure svolgere autonomamente tale attività tramite propri i uffici o affidando tale incarico a società private.
Per capirsi, nel primo caso l’ente locale potrebbe riscuotere una multa non pagata tramite la cosiddetta “iscrizione a ruolo” con emissione di una cartella esattoriale da parte dell’Agenzia delle entrate-riscossione, nel secondo la stessa multa la riscuoterebbe con un atto diverso, l’ingiunzione fiscale (Regio decreto del 1910), emessa dai propri uffici o da quelli di una società delegata al servizio di riscossione.
Si parla di tutte le entrate degli enti locali, quindi di multe, tasse, imposte come l’IMU, la Tasi, il bollo auto, etc., anche se disciplinate da procedure e regolamenti profondamente diversi.
La legge ha inteso incentivare, da sempre, le modalità di riscossione diretta da parte dei Comuni anche se l’affidamento all’agente della riscossione o a società terze derivava spesso dalle difficoltà operative dell’ente locale troppo spesso con un organico sottodimensionato e quindi impreparato allo svolgimento di attività di controllo, monitoraggio e riscossione dei tributi locali.
Proprio nell’ottica di rafforzare le attività di recupero interne all’ente locale la legge ha dotato l’ingiunzione fiscale di poteri riscossori analoghi a quelli della cartella esattoriale, specificando che sono applicabili le stesse normative (Dpr 602/73).
In tanti aspetti procedurali e giuridici l’ingiunzione fiscale è stata via via assimilata alla cartella esattoriale.
Anche la Cassazione (ordinanza 1692/2008) ha riconosciuto che l’ingiunzione è un atto complesso, rivolto a portare la pretesa fiscale a conoscenza del debitore e a formare il titolo per l’eventuale esecuzione forzata. Secondo i giudici, la riscossione coattiva è stata equiparata dalla legge n. 265/2002 a quella esattoriale. Pertanto – secondo quanto emerge dai recenti decreti sopra citati – è possibile iscrivere ipoteche sugli immobili del debitore, senza riserve, anche quando l’istanza è presentata da Comuni o concessionari delle entrate locali, in seguito al mancato pagamento delle somme richieste con la notifica dell’ingiunzione fiscale. Ciò si rende possibile grazie “ad un’identità di funzione” tra ingiunzione e cartella esattoriale.
Riguardo alle azioni esecutive attivabili il Regio decreto del 1910 prevede di per sé che a fronte del mancato pagamento di una ingiunzione fiscale – o nel caso di rigetto di un eventuale opposizione – si possa procedere al pignoramento dei beni mobili del debitore o all’espropriazione dei beni immobili. Nel tempo poi il potere esecutivo dell’ingiunzione si è evoluto ed adattato alle nuove norme e procedure, arrivando ad equipararsi a quello delle cartelle esattoriali.
Più norme hanno infatti chiarito non solo che gli enti locali possono riscuotere le proprie entrate con ingiunzione fiscale, ma anche che sono applicabili le regole di riscossione fissate dal Dpr 602/73 al Titolo II, ovvero:
– espropriazione forzata (pignoramento) mobiliare e immobiliare (con iscrizione di ipoteca);
– espropriazione forzata (pignoramento) presso terzi;
– fermo amministrativo dei veicoli.
Sul punto è anche intervenuta l’Agenzia delle Entrate confermando l’equiparazione -in termini di riscossione coattiva- dell’ingiunzione fiscale con il ruolo (cartella esattoriale), argomentando specificatamente riguardo all’iscrizione di ipoteca applicabile per crediti tributari dei Comuni (Risoluzione AE 149/2017).
Detto ciò al Comune di Galatone è stato contestato, nel silenzio generale, il non aver avviato la procedura che consentiva la c.d. rottamazione delle ingiunzioni fiscali notificate negli anni dal 2000 al 2017 e rimaste impagate, prevedendo una rottamazione che si sarebbe dovuta perfezionare entro Giugno 2019, secondo quanto previsto dal cosiddetto decreto crescita 2019.
Le modalità di accesso, l’eventuale rateizzazione ottenibile e i termini di presentazione delle domande si sarebbero dovute definire autonomamente dall’ente locale che doveva pubblicare sul proprio sito l’atto adottato riguardo all’agevolazione con tutti i dettagli della stessa.
La disposizione in esame risultava richiesta dall’ANCI sin dall’introduzione della definizione agevolata dei ruoli nel decreto fiscale 2019 (la c.d. rottamazione prevista dal DL 119/2018) e serviva a ristabilire uniformità di trattamento tra i contribuenti nei confronti dei quali risultava attivata la riscossione coattiva mediante ruolo (destinatari di una cartella esattoriale) e quelli per i quali risultava utilizzata la procedura dell’ingiunzione di pagamento (ovvero i Comuni che avevano affidato la procedura di riscossione al proprio interno o ad una società come nel caso di Galatone).
In particolare, il decreto Crescita prevedeva la possibilità per gli enti territoriali di introdurre la definizione agevolata dei provvedimenti di ingiunzione fiscale emanati dagli enti stessi o dai concessionari della riscossione, notificati negli anni dal 2000 al 2017, prorogando ancora una volta la prima definizione agevolata delle ingiunzioni di pagamento introdotta dal D.L. n. 193/2016.
Ciò che non si comprende e non viene spiegato è l’effetto della scelta di affidare l’incarico della riscossione ad una società privata (non Equitalia). Questo riguarda principalmente le ingiunzioni effettuate nel 2017 quando tale scelta è stata definita. Occorrerebbe pertanto capire se il Comune avrebbe potuto concedere ai soggetti destinatari di ingiunzioni (e non di ruoli) la definizione agevolata e quanto tali cittadini avrebbero risparmiato”.

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