giovedì, Ottobre 22, 2020

LETTERA: CARI AMMINISTRATORI VI SPIEGHIAMO NOI LA DIFFERENZA TRA “IL DIRE E IL FARE”

Col passare dei mesi l’amministrazione comunale di Nardò dimostra a tutti il suo vero volto, quello degli slogan, dei selfie, dei grandi proclami rivoluzionari, salvo poi scoprire che si tratta della proverbiale “montagna che partorisce il topolino”.

Col passare dei mesi l’amministrazione comunale di Nardò dimostra a tutti il suo vero volto, quello degli slogan, dei selfie, dei grandi proclami rivoluzionari, salvo poi scoprire che si tratta della proverbiale “montagna che partorisce il topolino”.

Ad aprile 2017, un anno fa, si annunciava un sontuoso piano di ristrutturazione con relativa bitumazione di ben 29 strade strategiche e principali di Nardò. Oggi delle 29 strade previste ne sono state realizzate solo 5/6 mentre, con un comunicato dai toni molto meno trionfali, si è resa nota la calendarizzazione dei lavori per il periodo 2018/2019 , ma, in questa occasione, “compatibilmente con le risorse a disposizione”. Tra il dire ed il fare, insomma, c’e’ sempre di mezzo il bilancio.

Naturalmente queste previsioni nascono e si completano solo su facebook e on line mentre nel frattempo, nel mondo reale, le persone scendono per le strade, le percorrono, rompono le auto e, viva Dio, ognuno si rende conto di quale sia la verità oggettiva è a quanto poco servono le chiacchiere. Nardò non si cambia con i proclami ma con l’applicazione delle norme già esistenti senza andare a scomodare sensazionalismi. Cosa che deve essere sfuggita anche all’Ass. Natalizio, notizia sui giornali, il quale raccomanda il rispetto di una delibera del 2015, che a sua volta ne completava un’altra del 2007, che faceva divieto di effettuare volantinaggi pubblicitari fuori dalle cassette della posta. Bene, e la buona nuova dov’è?

Il clamore sarebbe stato dato dall’applicazione delle sanzioni, o dal vedere per strada una pattuglia, che fosse una, di polizia municipale che controlla il rispetto della legge in materia. Altrimenti, un articolo fatto tanto per dire qualcosa sembra il disperato tentativo di riempire uno spazio lasciato evidentemente vuoto dall’assenza di iniziative serie. Se il candidato alla Camera che ieri sera ha inondato il quartiere Stadio di volantini fosse stato multato, quella sì che sarebbe stata una notizia! Invece si procede per slogan, comunicati e selfie.

Come l’ultimo, fresco fresco, quello relativo al sorteggio degli scrutatori da assegnare ai seggi per le elezioni del 4 marzo. Secondo la retorica ampollosa e ridondante di regime, fortuna farebbe rima con giustizia: essere sorteggiati è un segno di equità, mentre quando si veniva nominati, peraltro secondo legge vigente, si era ingiusti. Ma davvero qualcuno pensa che la fortuna sia sempre giusta? Quando gli scrutatori venivano nominati dalla Commissione Elettorale, spessissimo accadeva che fossero designati giovani disoccupati e/o persone alle quali faceva comodo effettivamente il gettone di presenza per arrotondare situazioni di disagio economico personale o familiare.

Fare lo scrutatore poteva rappresentare un piccolo aiuto in tal senso, in molti di questi casi, una sorta di ammortizzatore sociale. Siamo sicuri, adesso che è la cieca fortuna a determinare la composizione dei seggi, di non ritrovarci tra gli scrutatori magari qualche benestante, stipendiato dalla dispensa facile, che si sfrega le mani per tanta grazia inaspettata?

Anche qui, la Verità è sotto gli occhi di tutti, basta leggere la lista dei “fortunati” prescelti.

Giuseppe Spenga

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