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Arnesano – In Trio per la Stagione Concertistica di Opera Prima, 6 dicembre Oratorio Don Orione

di ANTONELLA CAVALLO

Sabato 6 dicembre ultimo appuntamento del 2025 per l’ottava Stagione Concertistica di Opera Prima, con la direzione artistica di Ludovica Rana: alle ore 19.30 sul palco dell’Oratorio Don Orione di Arnesano (Le), due perle dell’impressionismo francese in un concerto in cui la raffinatezza timbrica di Debussy incontra l’eleganza compositiva di Ravel. In Trio vede insieme sul palco Francesco D’Orazio (violino), la stessa direttrice artistica Ludovica Rana (violoncello) e Liubov Gromoglasova (pianoforte), per celebrare la bellezza della musica da camera nel suo splendore più puro.

In programma il Trio in Sol maggiore di Claude Debussy, composto negli anni della piena maturità artistica, ma tornato alla luce solo nel 1986, attesta una piena consapevolezza e maturità stilistica del compositore. Mentre era a sevizio di Nadežda von Meck, grande appassionata di musica da camera, Debussy scrive queste pagine che rimarranno tra le più tradizionalistiche di tutta la sua produzione. Il principe dell’innovazione linguistica, così, non rifugge dal desiderio di lasciare anche lui un omaggio al romanticismo che tanto amava. Una chiara dedica a Schumann apre la composizione dominando l’integrità del primo tempo dove il ricco intreccio dialogico. La raffinatezza e forza evocativa, marchi di stile debussiano si manifesta a piene mani nel secondo movimento, Scherzo-Intermezzo. La stessa eleganza, questa volta abbinata ad una levità tutta francese nonché la ricerca espressiva chiudono la composizione nel Finale, appassionato.

Per lo stesso organico e con le stesse vocazioni è il secondo trio Trio in La minore di Ravel. Completata la stesura poche settimane prima dello scoppio della Grande Guerra, di conseguenza rappresenta invece uno dei vertici assoluti della produzione cameristica raveliana. Il trio condensa l’intera poetica del compositore basco: dalla raffinata orchestrazione cameristica che trasforma i tre strumenti in un microcosmo orchestrale, alle influenze del folklore iberico che affiorano in particolare nel celebre finale. La partitura rivela la maestria di Ravel nel costruire architetture sonore di cristallina precisione, dove ogni elemento concorre alla creazione di un universo espressivo di rara coerenza stilistica.

 

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