IL “NUOVO” PALAZZO DI CITTA’ NON ERA UN’OPERA INCOMPIUTA DA DEMOLIRE

L’ Amministrazione Mellone non avendo idee e programmi e per mera propaganda elettorale ha dato il via all’abbattimento di un’opera che, se anche fino ad oggi era rimasta incompiuta per mancanza di risorse finanziarie, non era né pericolante, né inutilizzabile.

 

L’ Amministrazione Mellone non avendo idee e programmi e per mera propaganda elettorale ha dato il via all’abbattimento di un’opera che, se anche fino ad oggi era rimasta incompiuta per mancanza di risorse finanziarie, non era né pericolante, né inutilizzabile.

Sarebbe stato più utile ed economicamente più vantaggioso se, considerate le abbondanti risorse di cui attualmente il Comune di Nardò dispone, grazie alle ingenti somme che incassa da Imu e tasse varie, applicate con l’aliquota massima, avesse elaborato un qualificato e lungimirante progetto di recupero della parte buona della struttura destinandola a contenitore culturale a servizio del parco già previsto dal PRG ed i cui terreni di oltre 25000 metri quadrati, tutti ricadenti intorno alla struttura, furono acquistati dall’Amministrazione Comunale dell’epoca con i soldi dei cittadini di Nardò. Attraverso un progetto unitario l’Amministrazione avrebbe avuto l’opportunità di riqualificare l’area dell’Incoronata e dotarla di un parco verde attrezzato, di un contenitore culturale e di un centro servizi attrezzato da destinare ad uffici e spazi d’interesse sociale. Mellone non crea nulla di nuovo anzi sperpera denaro dei cittadini con la compiacenza del presidente della Regione Puglia Emiliano che ha voluto essere presente non per porre la prima pietra ma per dare il via alla distruzione di un immobile pubblico comunale incompiuto e probabilmente per certificare il danno erariale dissennatamente voluto dall’Amministrazione Comunale di Nardò. Emiliano se ne intende di ecomostri e demolizioni, afferma il Sindaco Mellone, ma sicuramente non ha competenze in materia di urbanistica visto che confonde punta Perotti di Bari, una mastodontica opera privata in buona parte abusiva, con una costruzione pubblica rimasta incompiuta solo per mancanza di risorse finanziarie. Se questa è il simbolo dell’efficienza e della nuova politica c’è poco da stare allegri. Così si scrivono solo pagine buie della storia di Nardò.

Rino Dell’Anna