FRATE AUGUSTINO E LA GRANDE FUGA

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Siamo già a giugno inoltrato e non vi è percezione dello “tsunami” – previsto da un consigliere uscente – che avrebbe DOVUTO AZZERARE il panorama politico, con una sua candidatura a Sindaco, imposta a tavolino in quel di Bari dal “Totò” per antonomasia.

Stesso consigliere che, dimenticandosi delle fandonie dette, avrebbe recentemente avuto parole di apprezzamento verso gli attuali governanti cittadini.

Chiacchiere a parte, lo scenario, che si presenta agli elettori che non condividono l’attuale linea di governo, è pessimo.

Si parla di 6 candidati sindaci che si contrapporranno a Mellone e che, quindi, la seconda fase del ballottaggio sia sicura come un dato matematico.

Niente di più sbagliato.

In giro vengono ascoltati con piacere i commenti di quei pochi illuminati che la politica la conoscono.

Paradossalmente, più candidati sindaci ci saranno e più sicura sarà la riconferma al primo turno dell’attuale Sindaco.

In un momento storico, in cui non vi è il valore dell’appartenenza, le improvvisate candidature a Sindaco stanno registrando un rifiuto di vecchi militanti, di amici e di parenti a scendere in campo come candidati consiglieri.

Anche perché, dopo quasi 30 anni, che si vota con questo sistema, anche i più stolti ne hanno capito il meccanismo.

Lorenzo Siciliano e Daniele Piccione, in fuga da un deperito PD, verso le fila più sicure di Falangone in cerca di un posto  altrettanto comodo, hanno una brutta gatta da pelare.

Gli irriducibili del PD, come tutti coloro che hanno le spalle al muro, vogliono una candidatura identitaria !!!

E francamente né Siciliano né Piccione intendono accettare un suicidio politico così forte in cui i loro voti serviranno solo ad eleggere in Consiglio Comunale il candidato Sindaco.

Ad eccezione del Frasca che una dozzina di candidature le ha già sbandierate su Facebook, degli altri candidati sindaci, ad oggi, non si conoscono le identità dei candidati al consiglio che dovrebbero tirare il carro.

La verità è che candidati consiglieri non ce sono e non ce ne saranno.

Non ci sono in giro dementi che si vanno a candidare con la consapevolezza che i loro voti serviranno solo ed esclusivamente a fare entrare in Consiglio Comunale il candidato sindaco e, al massimo, qualche suo prediletto.

Il disastro elettorale del 2016, con candidati rimasti fuori con quasi 400 voti, è ancora vivo nella memoria degli aspiranti consiglieri.

Pertanto, è auspicabile moralmente che molti candidati sindaci la finiscano di usare la politica come un tavolo da poker in cui chi bleffa di più ha più possibilità di prendere il banco.

La politica è tutt’altra cosa.

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