GATTO LATERALE
GATTO LATERALE

Deepfake fenomeno destinato a corrompere, ingannare e minacciare la società di oggi in modo terribile in molti settori. Le persone comprendono i pericoli ma continuano a condividerli. Le implicazioni penali di questo fenomeno.

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I deepfake stanno diventando sempre più pervasivi, con l’emergere di nuovi strumenti per rendere la creazione di materiale multimediale falso alla portata di tutti.  Oggi con un computer con hardware multi-GPU e programmi basati sull’intelligenza artificiale si possono fare cose veramente impensabili rispetto a qualche anno fa e il fenomeno del deepfake, sembra oramai destinato a corrompere, ingannare e minacciare la società di oggi in modo terribile in molti settori.

Sono oramai così diffusi, che Microsoft ha rilasciato un nuovo strumento,  un software per aiutare gli utenti a identificare i media che sono stati manipolati, “il Video Authenticator può analizzare una foto o un video per fornire una percentuale di possibilità, o un punteggio di affidabilità, che il supporto sia stato manipolato artificialmente e nel caso di un video, può fornire questa percentuale in tempo reale su ogni fotogramma durante la riproduzione del video, rilevando il confine di fusione degli elementi deepfake e sottili dissolvenza o scala di grigi che potrebbero non essere rilevabili dall’occhio umano”.

Tuttavia, perché continuiamo  a condividerli felicemente sui social-network,  anche se sappiamo che sono falsi?  Perchè ci fanno tanto ridere e perché se  consideriamo che Internet, dove ognuno può inserire e rendere pubblici i contenuti che preferisce senza dover essere legittimato o autorizzato, è considerata da moltissimi utenti come uno spazio privo di padroni e regole, in grado di ledere o addirittura “uccidere” la propria personalità o quella altrui.

Ma come si fa un video deepfake? Comunque con una forte supervisione umana.  Vengono infatti estratti i volti da un video-clip sia per il soggetto di origine che per il soggetto di destinazione con un numero medio di 5-10.000 immagini e ripuliti dalle corrispondenze non pertinenti.  Successivamente tali immagini alimentano una rete “GAN” (Generative adversarial network) su hardware multi-GPU e le maschere generate consentono la sovrapposizione dei due volti.

Uno degli ambiti, sicuramente più lesivi e pericolosi, in cui si è diffuso questo fenomeno,  vi è il “deepnude”,  attraverso cui i volti o i corpi di persone ignare – anche minorenni-  vengono manipolati sui corpi di altri soggetti nudi o impegnati in pose o atti di natura esplicitamente sessuale.

Il rischio non è assolutamente da sottovalutare e può coinvolgere chiuque anche persone comuni, le quali possono diventare oggetto di azioni psicologicamente e socialmente molto dannose per la propria dignità personale.

Disposizioni legali (e penali)  in materia di contrasto ai deepfakes

Il reato di cui all’ art. 612 ter del Codice Penale,  comunemente conosciuto come “Revenge porn”, è volto a indicare la divulgazione a scopo di ricatto, di denigrazione o vendetta di foto e video a contenuto sessuale o addirittura pornografico da parte di un ex-partner, un reato plurioffensivo – “diretto a tutelare non solo la libertà di autodeterminazione dell’individuo, quanto anche il decoro, la reputazione e il diritto alla riservatezza, in relazione alla vita sessuale – introdotto nel sistema nell’ambito di un intervento organico diretto a fronteggiare, nelle sue varie forme, la violenza di genere”.

Ma la questione legale assume una certa rilevanza se si considera che questa forma di tutela non sembra potersi applicare anche alle immagini create artificialmente, nonostante l’offesa al bene giuridico tutelato risulti potenzialmente la stessa, non si potrebbe, infatti dal punto di vista legale, ritenere applicabile la norma richiamata alla fattispecie in cui le immagini diffuse siano artificiali, poiché il principio di legalità del diritto penale, di cui all’ articolo 1 del codice penale e 25 Cost., secondo cui nessuno può essere punito per un fatto che non sia previsto dalla legge come reato, comporta anche il divieto di analogia. Pur qualora si volesse fare una forzatura e ricondurre l’ipotesi “de qua” a un caso particolare già esistente, per inciso appunto il 612 ter, il principio di offensività del diritto penale imporrebbe di qualificare il fatto in termini di reato impossibile ex art. 49 c.p. comma 2,  per inidoneità dell’azione o inesistenza dell’oggetto di essa,  a porre in pericolo o a ledere il bene giuridico tutelato.

Questo pone un accento sulla rilevanza del fenomeno la cui repressione, a oggi, si scontra con un importante vuoto normativo.

Nell’ ottobre 2020  il  Garante Privacy, ha aperto un’istruttoria nei confronti della APP di messaggistica “Telegram”,  a seguito dell’esposto di alcune ragazze che si sono ritrovate a loro insaputa, “denudate” proprio attraverso uno dei canali dell’applicazione e che impiega l’intelligenza artificiale per ricostruire l’aspetto che avrebbe il corpo sotto gli indumenti. A fine dicembre 2020 con una nuova istruttoria, il Il Garante ,  intraprende ulteriori iniziative per contrastare gli usi illeciti di questo tipo di software e contenere gli effetti distorsivi del deepfake.

Se si ritiene che il deepfake sia stato utilizzato in modo da compiere un reato o una violazione della privacy, ci si può rivolgere, a seconda dei casi, alle autorità di polizia  locali o Polizia Postale online , oppure al  Garante Privacy  (Garante per la protezione dei dati personali)

 

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