GATTO LATERALE
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GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE DONNE 8 marzo, le riflessioni di Alessandra Boccardo e Carlo Falangone

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Una giornata per rievocare la storia della donna e delle sue conquiste ma anche per riflettere sulla condizione femminile che, ancora oggi, fa discutere per la sofferenza e l’umiliazione che le donne sono costrette a subire. Sullo sfondo di questa giornata una violenza che assume il carattere di una vera e propria emergenza a livello mondiale: un fenomeno universale che travalica culture, ceti sociali, una violenza che spesso rimane taciuta tra gli ambienti domestici e nei luoghi di lavoro. Sono quasi sempre le donne ad essere violate nel corpo e nell’anima, vittime di atti efferati e di ferocia inaudita. Ma la morte non è solo quella fisica: ogni giorno le donne si misurano con la propria condizione, con il problema della gestione del ruolo nella famiglia e nella società, con le opportunità conquistate e con quelle ancora, sempre, negate.
Il tema dell’emancipazione non è superato: i diritti delle donne sono spesso violati; c’è ancora necessità di garantire la presenza delle donne nei luoghi decisionali e nei ruoli apicali.
La crisi pandemica in atto non fa altro che acuire queste difficoltà in una società in cui il lavoro di cura, svolto prevalentemente dalle donne, non ha né riconoscimenti, né rilevanza sociale.
Le leggi esistenti vanno accompagnate da un processo di evoluzione culturale, di cui soprattutto gli uomini devono farsi carico.
In questo cambiamento culturale anche la scuola ha un ruolo fondamentale nella formazione delle nuove generazioni per cominciare ad insegnare il linguaggio delle pari opportunità e del rispetto. Anche l’uso di alcune parole piuttosto che di altre é importante. Dobbiamo riappropriarci del potere delle parole, perché la prima forma di discriminazione, si manifesta proprio nell’uso del linguaggio.
Facciamo anche in Italia quello che già avviene in Europa: impariamo a declinare al femminile le cariche e i ruoli. Non si tratta di una pratica inutile, né di un semplice formalismo, ma di un modo per rivendicare la nostra autorevolezza e per dire: “ci siamo anche noi e ci saremo sempre!”

Alessandra Boccardo- Carlo Falangone

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