GATTO LATERALE
GATTO LATERALE

Le origini del know-how: cartapesta leccese, un’arte senza tempo Chiude l’antica bottega Malecore; a rischio le tradizioni dei maestri artigiani

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Valentina Iaia

GATTO
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Eleonora Colazzo
LUPO

Sarti, liutai, cestai, terracottai e, soprattutto, cartapestai: l’artigianato in Italia, specialmente al Sud, rappresenta una storia fatta di tradizioni e mestieri tramandati di padre in figlio. Solo chi si avvicinava ai maestri poteva apprenderne i metodi, e guai a divulgarli.

GIUSEPPE ALEMANNO
FEDERICO FELLINE
FRANCESCO GIOIA
Gino Prete

Non a caso, le parole “arte” e “artigiano” derivano dal latino “ars”, che significa “metodo pratico o tecnica”, e già nel Medioevo l’artigiano era considerato un professionista nel proprio campo e un punto di riferimento per chi volesse imparare quel mestiere, poiché l’unico modo di apprenderne i segreti era affiancarsi a qualcuno che già li conoscesse, che li custodisse e che li tramandasse di generazione in generazione, in una prassi che getta le basi del più moderno concetto di ‘know-how’ giuridicamente protetto dal segreto industriale.

Gianluigi Barone

La città di Lecce, con le sue tortuose viuzze, le tranquille piazzette e le corti del suggestivo centro storico, è custode di numerose botteghe artigiane; una su tutte, quella del maestro cartapestaio Antonio Malecore.

Percorrendo Vico degli Alami, ci si immette nella piazzetta Innocenzo XII, un accogliente spiazzo sovrastato da un lembo di cielo azzurro, circondato di finestre ornate da tendine di pizzo e portoni sovrastati da balconi in pietra leccese. Proprio qui, in un angolo, al civico quattordici, si trova questa bottega, una delle più antiche, fondata nel 1898.

Si entra da un vecchio portale che dà in un breve cortiletto di pochi metri, illuminato da un raggio di sole che a malapena riesce a penetrarlo, regalando un breve chiarore oltre la porta finestra dove, su una targhetta ormai stinta, campeggia la scritta: “MALECORE BOTTEGA DI CARTAPESTA”.

Appena entrati ci si sente smarriti; lo sguardo deve assuefarsi alla penombra che, improvvisa, avvolge l’ospite per poi stupirlo dinanzi alle meraviglie che la stanza racchiude. Qui sembra che il tempo si sia fermato, e ci si ritrova in un’atmosfera inconsueta, onirica, surreale. Sul lastricato irregolare e scuro, le statue di Santi, Crocifissi e Madonne, pur nella loro fissità, accolgono il visitatore, e sembrano interrogarlo sulla ragione della sua venuta. Varcando una porta aperta, ci si introduce in un vano più scuro, dove il sole penetra a stento da una finestrella che affaccia su un lungo e stretto cortile; un unico fascio di luce, facendosi strada tra le ragnatele, illumina le volte a stella impolverate, a tratti stonacate, corrose dal salmastro e dall’umidità. Nell’allegra confusione tipica delle botteghe, tra colori e strumenti da lavoro, si stagliano statuine, volti, mani di varia misura, gambe, piedi e altri manufatti, in maggioranza pezzi di ricambio in attesa di impianto. Ed è da questa sala che si accede al vero e proprio laboratorio, il cuore della bottega, l’angolo prediletto dal Maestro Malecore. Colori ad olio, carta bruciata e la caratteristica ‘ponnula’ (colla di farina): l’olfatto prevale sulla vista. Qui il Maestro creava i suoi capolavori e restaurava le antiche statue di Angeli, Santi e Madonne che gli venivano commissionate, accogliendo tutti con un sorriso e salutando cordialmente, ma senza mai interrompersi.

La stanza più affascinante, tuttavia, è l’ultima in fondo al cortile, quella a cui in pochissimi hanno accesso; sulle vecchie scansie sistemate lungo i muri, sono appoggiati antichi calchi di visi, mani, piedi e manufatti di ogni sorta, tramandati da padre in figlio dalla famiglia Malecore, la prima ad avviare, proprio a Lecce, nel 1911, una fabbrica di cartapesta.

 

Grazie a queste caratteristiche la bottega di Antonio Malecore era divenuta, per gli amanti dell’arte, punto di riferimento, meta di pellegrinaggio. Qui regnava armonia e rispettoso silenzio, ed in un mondo che conduce sempre più verso l’esteriorità e la superficialità dell’essere vita, questo piccolo tempio dell’arte cartapestaia rappresentava un baluardo di autenticità difficilmente surclassabile.

D’altronde, la cartapesta nacque come impegno religioso in un ambiente in bilico tra sacro e profano. Risalgono addirittura al Seicento le prime manifestazioni di questa tecnica nata nei retrobottega di qualche barbiere leccese, gente modesta che non poteva permettersi di adornare i propri cortili con statue in pietra, e perciò s’ingegnava a modellare paglia e stracci rivestendoli di carta, realizzando così le figure sacre che ritroviamo in tantissime chiese. Nonostante la frugalità dei materiali, i “poveri maestri” avevano trovato tantissimi committenti tra la nobiltà e il clero, che durante l’eresia luterana aveva bisogno di riavvicinare i fedeli attraverso la proposta di Madonne, Santi e Cristi capaci di lambire le anime dei devoti.

 

Lecce rappresenta il centro salentino con la più alta percentuale di maestri cartapestai. I lavori conservano le forme classiche delle statuette sacre, ma ancor più frequente è la rappresentazione di figure presepiali di varia dimensione: più alte quelle ammirabili nella cavea dell’anfiteatro romano in piazza Sant’Oronzo, in miniatura quelle esposte in occasione della famosa fiera di Santa Lucia.

I secoli sono passati, ma le tecniche sono rimaste immutate, e i Malecore, nelle loro tre generazioni artistiche, hanno sempre manifestato uno stile essenziale nei panneggi e sobrio nei decori, al contrario di altre botteghe loro contemporanee che hanno ricalcato esempi baroccheggianti.

Il maestro Antonio era consapevole del valore profondo del mestiere che aveva scelto fin dalla prima età. Un mestiere che per lui era un mondo intero: la bottega come casa, come scuola, come missione di vita, nella quale custodire i segreti della tecnica per trasmetterli generosamente ai tanti artigiani più giovani che lui ha accolto e formato, e che da lui hanno appreso e continuano a praticare l’arte della cartapesta.

 

Antonio Malecore è mancato all’affetto dei suoi cari lo scorso gennaio, all’età di 99 anni. Era l’ultimo esponente della celebre bottega ancora attiva fino a qualche anno fa, creata dallo zio Giuseppe nel 1898.

Le sue opere sono presenti in numerose chiese salentine, ma anche in musei, gallerie d’arte e collezioni private di tutto il Mondo. Sue opere sono a Casarano nella Chiesa della Santissima Annunziata e nella Chiesa di S. Domenico, ed un pregevole Presepe di Malecore si può ammirare a Nardò.

Tra i primi a manifestare cordoglio per la sua perdita, il primo cittadino Carlo Salvemini, che, dandone il triste annuncio, ha commentato: “Tra i maestri della cartapesta in vita era il più importante, stimato, ammirato e generoso. La sua esistenza, trascorsa fin da bambino in bottega, è un monumento all’arte sacra come missione e dedizione assoluta.”

Ed ora che perde i suoi maestri uno alla volta, la comunità leccese sembra rendersi conto di quanto salvifico sarebbe stato insignirli di cattedre e di ruoli d’insegnamento nelle scuole salentine, per preservare le arti e i mestieri di un tempo, rendendo immediatamente accessibile ai giovani l’inestimabile sapere degli anziani.

 

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