LATERALE2

NARDÒ NEI “CAMMINI DI LEUCA”, NEL SEGNO DELLA STORIA E DI DON TONINO

Anche la pandemia ha imposto un turismo “lento” e la ricerca di paesaggi incontaminati

171
Adriano Muci

Il tracciato dei cosiddetti “cammini di Leuca” attraversa da secoli il territorio di Nardò e ora l’amministrazione comunale, accogliendo l’invito della fondazione Parco Culturale Ecclesiale “Terre del Capo di Leuca – De Finibus Terrae”, ha deciso di dare anche un riconoscimento formale a questa preziosa eredità della storia. Il Comune di Nardò, infatti, ha aderito al progetto della fondazione finalizzato a creare un modello di “turismo di comunità” che offre opportunità importanti a coloro, soggetti pubblici e privati, che lavorano per e con il turismo. 

In particolare, con questa nuova forma di turismo ecosostenibile in sintonia con l’ambiente, la natura e la ricerca di paesaggi incontaminati, che si sta imponendo anche grazie agli stili di vita che la pandemia da Covid19 ha imposto in tutto il mondo.

“Cammini di Leuca” è il marchio del Parco Culturale Ecclesiale (registrato presso l’Ufficio brevetti del Ministero dello Sviluppo Economico), che contraddistingue le realtà territoriali maggiormente sensibili a questi modelli di crescita personale e comunitaria, di accoglienza e di conoscenza. La presenza del marchio lungo i percorsi e presso le strutture garantisce la piena adesione a questo spirito. Il turismo lento e in particolare il mondo dei cammini stanno registrando rilevante attenzione mediatica e un grosso riscontro economico.

Eleonora Colazzo

Il Parco Culturale Ecclesiale sta compiendo sforzi notevoli per realizzare questo importante progetto che riguarda centinaia di km di tracciato e relativo monitoraggio, segnaletica e manutenzione, formazione degli info-point, comunicazione, progettazione degli interventi, promozione del territorio e dei siti di interesse culturale, accoglienza, creazione dei database utili ai fini statistici e di programmazione strategica, e molto altro ancora. Si è scelto di proporre turismo lento e mobilità dolce, a piedi, in bicicletta, a cavallo e in barca a vela, perché avvicina le persone, consente di vivere esperienze profonde, in sintonia con lo spirito dei luoghi, sviluppando empatia tra le persone, comunanza, condivisione e – se possibile – fraternità. A questo progetto ora potrà dare il suo contributo anche la città di Nardò.

Adriano Muci
“L’impegno della fondazione è straordinario – dice l’assessore al Turismo Giulia Puglia – e partendo da una solida base storica e di fede, con i “cammini di Leuca” e gli insegnamenti di don Tonino, sta costruendo un modello di “turismo di comunità” di cui Nardò vuole far parte a pieno titolo. Da un lato, per l’antica appartenenza ai cammini e in particolare a quello della via Sallentina, dall’altro per la perfetta affinità tra un modello di turismo lento e sostenibile e tutte le politiche su cui abbiamo lavorato in questi cinque anni. Questo modello di turismo rientra in modo esemplare nella vocazione del territorio neretino”. 
I “cammini di Leuca” sono tre direttrici storiche che attraversano il Salento volgendo lo sguardo alla Basilica Pontificia Santuario “De Finibus Terrae”.
Oltre alla Via Traiana Calabra e la Via Leucandense, infatti, c’è la Via Sallentina, che si estende per 162 Km, lungo le tappe joniche di Vereto, Ugento, Alezio, Nardò, Manduria e Taranto, da attraversare in dieci giornate di cammino. Si tratta, in pratica, di una strada romana paralitoranea che congiungeva Taranto con i principali centri del Salento. Probabilmente un itinerario storicamente inteso come prolungamento della via Appia, su una preesistente strada dei Messapi che congiungeva le loro città più fiorenti. 
Citata da Plinio e da Strabone, si ritrova descritta nel suo completo sviluppo nella “Tabula Peutingeriana”, con l’indicazione di tutte le stazioni e delle relative distanze, attraverso il cuore dell’Arneo, un territorio paesaggisticamente straordinario, tranquillo, a basso traffico veicolare, fittamente costellato di terrazzamenti, trulli e muretti a secco.

Per secoli è rimasta l’unica direttrice per raggiungere Taranto dal Salento ionico, ma sostanzialmente un tracciato di interesse locale, tagliato fuori dai grandi flussi commerciali e militari dell’epoca, finché le vicende storiche ne hanno determinato la scomparsa dal paesaggio e dalla memoria.

STEFANO CAPUTO
Attraverso una quota di adesione annuale, poi, il Comune (attraverso il Sindaco o un suo delegato) potrà partecipare al Forum “Terre del Capo di Leuca – De Finibus Terrae”, di cui fanno parte enti e persone in grado di fornire un apporto concreto in termini di progettazione e sviluppo di un modello di “turismo di comunità”. Infine, il Comune potrà aderire al protocollo Anci “Città della Pace”, usufruire di un corso di formazione (per una persona) per lo svolgimento delle mansioni relative a un info-point, entrare con le proprie iniziative e i propri eventi nel circuito della comunicazione del Parco Culturale. Va detto che dal 2016 la fondazione propone “Carta di Leuca”, un laboratorio permanente, interculturale e interreligioso, che in estate diventa un meeting internazionale che, attraverso esperienze di volontariato e cammini lungo le antiche vie, si propone come grande occasione per sollecitare un maggiore impegno di tutti verso la pace. Il senso della Carta di Leuca è nella “convivialità delle differenze”: la profezia di don Tonino Bello che indica un impegno per contrastare le povertà, le mafie e ogni altra forma di illegalità e di abuso. In questa occasione, si svolge la marcia notturna “Verso un’Alba di Pace”, dalla tomba di don Tonino Bello ad Alessano alla Basilica Santuario di Santa Maria di Leuca.

I commenti sono chiusi, ma riferimenti e pingbacks sono aperti.