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CENTRO COTTURA CHIUSO DA 8 MESI ALL’OSPEDALE DI COPERTINO, SCATTA LA PROTESTA UILTUCS: “A RISCHIO 23 LAVORATORI. SERVIZIO ESTERNO INADEGUATO, RIAPRIRE SUBITO

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È chiuso da ormai otto mesi il centro di cottura interno dell’ospedale di Copertino e ora cresce la preoccupazione tra i 23 addetti al servizio di ristorazione, tutti dipendenti della ditta Compass e collocati da marzo in cassa integrazione. A lanciare l’allarme è il sindacato Uiltucs di Lecce, che chiede un incontro urgente con la Direzione generale dell’Asl al fine di ottenere la riapertura della cucina ospedaliera, anche alla luce dei disagi riscontrati dai degenti con l’attuale servizio veicolato dall’esterno.

“Già da tempo – spiega la segretaria generale Antonella Perrone – abbiamo denunciato l’inadeguatezza del sistema di utilizzo di un centro cottura esterno e del successivo trasporto e smistamento nell’ospedale. E non sono mancate, in questi mesi, le lamentele dei degenti a proposito di pasti freddi. A ciò si aggiunga l’incertezza, drammatica, che stanno vivendo i 23 storici dipendenti della cucina interna al nosocomio: parliamo di chef, magazzinieri e addetti al servizio mensa che temono di perdere il lavoro, in questo momento già di per sé drammatico che stiamo vivendo a causa della pandemia. Nel mese di marzo, in pieno lockdown, la ditta Compass ha optato per la sospensione della preparazione dei pasti, perché non c’erano più le condizioni di sostenibilità economica. Ma in questi giorni si torna a parlare dell’ospedale di Copertino per il quale riteniamo necessario e doveroso un potenziamento che a nostro avviso non può prescindere anche dalla riapertura del centro di cottura interno. Quando si operano certe scelte, non si può non tener conto della tenuta occupazionale. Per questo chiediamo un incontro urgente con la Direzione generale dell’Asl di Lecce, affinché si riapra subito la cucina interna al nosocomio e si ponga fine così anche ai disagi riscontrati oggi dai degenti. Soprattutto in un’ottica di rilancio dell’ospedale copertinese, non si potrà non tener conto del servizio di ristorazione, giudicato da sempre ottimale quando la cottura dei pasti avveniva all’interno del presidio. Inoltre, in piena pandemia – conclude Perrone – optare per la riapertura del centro cottura interno comporterebbe anche meno rischi per la sicurezza di tutti, addetti al servizio, pazienti e operatori”.

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