GATTO LATERALE
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*SPECIALE* INTERVISTA – CONFESSIONE A FRATE AUGUSTINO

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Durante questa estate di “San Martino” abbiamo fatto visita a frate Augustino. Col saio arrotolato, come suo solito, era intento nel suo giardino, laborioso e birichino. Il suo, lo sappiamo è quasi un eremitaggio. Fatte salve le volte in cui lo si va a trovare oppure le volte in cui esce lui per qualche inaspettata incursione, l’anziano e saggio frate ama il silenzio e la preghiera, tempo insaporito dal lavoro tra le sue piante e dai ricordi. Nel caos generale della politica nostrana, muniti noi e lui di mascherina e detergente per le mani, un inchino per saluto, ci siam seduti su seggi di pietra per chiaccherare come si deve ad un amico. Noi, conoscendo la sua sagacia e simpatia, come sempre, avevamo pronte domande e tante da snocciolare, ma dopo la prima, siam rimasti di sasso. Il buon frate si è fatto triste e in viso un po’ deluso.
“Non me ne vogliate”.
Esordisce mentre il viso si incupisce. E Continua:
“Voi mi chiedete cosa ne penso del nostro giovane sindaco che fa il saluto romano, quando è notizia di sti giorni che, ancora una volta il cosiddetto centro-sinistra (che accusa il Sindaco di essere coacervo di ogni male cittadino e autore di apologia di fascismo, in soldoni) cerca (dopo averla già trovata nel 2011) un’alleanza di grandi vedute (o ristrette???) con chi il saluto romano lo ha fatto prima del sindaco Mellone (se poi lo abbia fatto nel famoso video che lo ritrae è un mistero perché io che a quella cerimonia presenziavo di nascosto e non lo ricordo)? Ci sarebbe da aprire tutto un capitolo sulla consistenza del fascismo o del comunismo nelle nuove generazioni, ma non è questo il momento.
Ci tengo a dire che non ho mai nutrito simpatia per le forme didittatura, nera o rossa che sia, ma sottolineo che la matrice culturale di alcuni degli attuali politicanti a destra e a sinistra va in quella direzione. Ho amato la Resistenza italiana e la amo ancora, come comunità di diversi capaci di mettersi insieme per dare speranza e vita a tutti, soprattutto agli ultimi. Mi stanno antipatici quelli che pensano che la Resistenza sia stata monocolore. A resistere furono i rossi (comunisti e socialisti) i bianchi (popolari di don Sturzo e De Gasperi), i verdi di repubblicana memoria, liberali, monarchici, conservatori. Comunque la vostra, seppur scomoda è una domanda leggittima, alla quale risponderò attraverso uno scritto confezionato da un testimone di quegli anni tristi e malinconici, un credente atipico, che ho la gioia di avere come amico e che da anni, ormai, risiede nel Nord Europa, purtroppo, o grazie a Dio. Un giovane democristiano negli anni ‘70. Certo, come amo dire io, democristiano in buona fede, come me, spero”.
Frate Augustino ci spiega che non tutta la DC era avvelenata dalla corruzione, come, del resto, non erano avvelenati di corruzioni totalmente neanche gli altri partiti. Ci ricorda che all’epoca gli unici che non incapparono generalmente nell’atteggiamento tangentistico o ipocrita erano quelli del MSI, forse perché non avevano potere e quindi non necessitavano di essere corrotti.
E per un momento sorride. Anzichè portarci nella sua biblioteca o nel suo archivio impolverato, da una cassapanca tira fuori un pc, di sei/sette anni fa, lo accende e una volta entrato nel suo accountci ci invia una mail con un testo, il cui autore ci resta sconosciuto. Non parla del sindaco Mellone, la mail. Ci ha fatto riflettere e ve la consegniamo, senza commenti ulteriori.

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Era d’autunno, anche quando autunno non era, tanti anni orsono, quando tanti dinosauri della politica “de noi artri” portavano il calzoni corti. Era di autunno, un grigio autunno. Uno di quelli che durano un’eternità e che sembrano sempre spalancati sull’inverno. A Nardò, come in tutta la penisola italica, l’aria era pesante. Era il tempo in cui alle parole, purtroppo, seguivano i fatti. Ad esser di piombo non erano solo gli anni o le parole. Ad esser di piombo erano i proiettili, come quello che colpì Giorgiana Masi e Valerio Verbano, o le spranghe, come quella che colpì Paolo di Nella.
E di piombo erano pure le bombe delle stragi, come quella di Bologna, o i fuochi dei roghi, come quello di Primavalle. Anni terribili e neri come la fuliggine, come il carbone, neri come la morte. Si invocavano dei estranei al panteon canonico delle religioni classiche, inventandosi rivoluzioni e controrivoluzioni quasi a salvaguardare tradizioni, inesistenti, o progressi altrettanto fraudolenti. Anni strani, durante i quali cuori appassionati e menti brillanti furon sedotte dalle sirene il cui subdolo canto aveva come sfondo un falso “sol dell’avvenire” oppure come ritornello un volgare ed egoista “me ne frego”. I morti sono morti e, scusate lo sfogo, meritano rispetto e memoria.
Non ho fatto parte delle folle osannanti ideologie e praticanti ritualità politiche estreme, convinto come sono che certi gesti siano riservati a Dio (per chi ci crede, si chiami Cristo o Allah in questo momento non è interessante), ma ho rispettato sempre le comunità politiche o di qualsiasi altro genere. E’ necessario vigilare sulla sostanza, tollerando a volte la forma anche se non ci aggrada.
Le ideologie, per me son tutte negative, perché rinchiudono la persone in un orizzonte incapace di ultraterrenità. Ma il mio disprezzo va tutto ai fondamentalismi, alle derive totalitarie dei pensieri e delle fedi. Il mio disprezzo è tutto orientato a quelle menti che poi nei fatti vogliono educare (???) o rieducare l’altro alle proprie sensibilità e visioni. I totalitarismi, di qualunque matrice, io li disprezzo.

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