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Ristorazione, un terzo di Pil a rischio. L’appello della FIR al governo

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Le misure di contenimento e la crisi economica conseguita all’emergenza coronavirus hanno messo in ginocchio il settore della ristorazione, dove per ristorazione non si intende solo l’insieme di ristoranti, ma proprio tutta la filiera agroalimentare: produzione, distribuzione e consumo dei prodotti alimentari. Glauco Marras, presidente Fir, Federazione italiana della ristorazione, afferma: “Dovremmo essere al centro dell’attenzione del governo, ma così non è”. Il crollo del settore oltre a generare rivolte sociali, basti pensare a cosa accadrebbe se i supermercati non venissero riforniti sufficientemente, costituirebbe una immensa perdita economica: “Il settore dell’enogastronomia produce più di un terzo dell’intero Pil nazionale e raccoglie oltre 5 milioni di lavoratori. Quindi se questo crolla l’Italia ha chiuso.”
Nonostante l’indiscutibile importanza del settore, che comprende una miriade di attività strettamente interconnesse tra di loro, le condizioni critiche della filiera non hanno ricevuto dal governo la giusta attenzione. Questo l’appello allarmante del presidente, il quale riporta un esempio: “Ci sono Aziende nell’ambito del trasporto ATP che si occupano del trasporto merci deperibili, che non hanno soldi per il carburante. La banca chiude loro il rubinetto con la motivazione che l’azienda lavora poco e di conseguenza non riesce ad essere in linea con i finanziamenti.”

Invano finora i tentativi di Marras: “Abbiamo tentato un’ interlocuzione con il governo, dal presidente del consiglio, al ministro dell’economia e finanze, al ministro dello sviluppo economico, per dire ci siamo anche noi, siamo parte della filiera produttiva”. Le risposte ottenute sono insufficienti e inadeguate. Se anche solo un ingranaggio di questo complesso sistema cede, si corre il rischio di far crollare tutto. Servono liquidità e agevolazioni fiscali. “Non riceviamo nemmeno risposte dall’Inps. A Milano abbiamo una mensa aziendale che conta 16.000 dipendenti. Un bel paesotto. Questa mensa fornisce circa 2 milioni e 800 mila pasti quotidiani. Non riescono ad accedere alla cassa integrazione. Non sappiamo a chi rivolgerci”.

La federazione ha da poco presentato un altro documento, sottoscritto da Gianluigi Paragone, con la speranza che venga preso in seria considerazione, all’interno del quale viene fatta richiesta di intavolare un dialogo collaborativo con il governo. Il quale ha previsto la riapertura delle strutture ricettive in data 18/05/2020. Ma a 30 giorni da questa riapertura, non sono state ancora fornite le linee guida da seguire in tema di sicurezza e prevenzione. Dato che “ci saranno da acquistare prodotti e da attuare tecniche con specifico riferimento alla sanificazione” è necessario per agire in tempo, avere tutte le disposizioni.

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