COVID19 E BAMBINI: CORRETTA INFORMAZIONE E GIOCO

Ho scelto di concentrarmi oggi su un argomento che ho molto a cuore, e che molte famiglie mi hanno chiesto di approfondire.

Non possiamo affrontare l’argomento Coronavirus trascurando l’impatto emotivo che ha sui nostri bambini. Cercare una risposta alle loro domande non è facile, ma è necessario tutelarli e informarli nel giusto modo, affinchè non traggano da soli conclusioni errate che potrebbero innalzare i loro livelli d’ansia e di frustrazione.

I bambini, anche quelli molto piccoli, possiedono un personale bagaglio di esperienze con cui pensano e ragionano. Per questo, non aspettano che siano gli adulti a spiegargli ciò che sta succedendo ma se ne fanno da soli un’idea, spesso sbagliata o confusa.

In questo periodo, i bambini hanno paura del virus e delle sue conseguenze, sono tristi perché “non andare a scuola” non è poi così bello, si sentono delusi perché il tempo sta trascorrendo velocemente e non capiscono quando potranno riprendere la loro routine. Inoltre, sono arrabbiati, perché consapevoli della pericolosità del virus, anche se non possiedono informazioni precise in merito.

Noi adulti dobbiamo essere cauti e legittimare queste emozioni, se possibile permettendo ai nostri bambini di verbalizzarle. Dobbiamo filtrare correttamente le informazioni che provengono dai media. Maria Montessori paragonò i bambini a delle “spugne assorbenti”.

Per rendere l’idea di quanto i bambini possano assimilare le informazioni “a proprio modo”, vi riporto un episodio avvenuto qualche giorno fa, in un colloquio su Skype con una mia paziente.

L. ha trascorso la quarantena in casa con suo marito e il figlio M. di 5 anni. Di comune accordo, i genitori avevano scelto di non dire nulla a M. riguardo al Coronavirus, e avevano stabilito una nuova routine senza dare troppe spiegazioni: “M. sarà contento di vivere un periodo con mamma e papà lontano dalla scuola…”

Dopo qualche giorno, a tavola, il bambino dice: “Io non morirò, perchè nella mia classe non ci sono bambini cinesi!” Mamma e papà rimangono sbigottiti: da chi avrà preso questa informazione? Come ha fatto M. a collegare il Coronavirus alla morte? Inoltre, M., un bambino che non aveva mai avuto e dato problemi, adesso si sveglia nel cuore della notte, corre nel lettone dei genitori piangendo: “Io ho paura che morite”.

Alla luce di questo esempio, appare necessario filtrare in prima persona le notizie che diamo ai nostri figli, comunicare ai bambini, in maniera chiara e semplice, ciò che sta accadendo, senza spaventarli e non omettendo le informazioni cruciali. Inoltre, bisogna imparare comprendere e strutturare le loro emozioni, permettendogli semore di sentirsi liberi di esprimere le loro paure.

Ma come facciamo a non sbagliare?

Possiamo partire facendo un confronto con ciò che è per loro familiare. Possiamo dire che questo virus molto piccolo e simile a quello dell’influenza e che, essendo un virus nuovo, non esiste un vaccino o una terapia, quindi l’unico modo per tutelarci è stare a casa.

Questo servirà anche a fargli capire l’importanza della prevenzione: abituarli a tenere con se un fazzoletto usa e getta e lavare correttamente le mani sono abitudini sane che è giusto che rimangano anche quando la pandemia sarà finita.

Per tranquillizzare i bambini rispetto ai futuri contatti con bambini cinesi, possiamo usare queste parole: “È vero che il virus è partito dalla Cina, ma adesso si trova ovunque nel mondo, anche in Europa e in America. Il virus non conosce etnie o religioni, quindi non è un atteggiamento maturo dare la colpa ai bimbi cinesi. Tutti gli abitanti del mondo sono in casa, al sicuro, perchè tutti possiamo prendere il virus…”

Parole semplici, ma profondamente educative.

Inoltre, se i genitori saranno capaci di far vivere questa situazione con serenità e razionalità, ai bambini resterà una traccia positiva che darà strategie positive per il futuro. Dobbiamo trasmettere loro che non è possibile avere tutto sotto controllo, ma ognuno di noi può fare tanto per permettere a chi sta lavorando per noi di farlo al meglio. Trasmettere loro ansia può produrre il rischio di far sviluppare ai bambini paure, ossessioni o compulsioni, come la paura di toccare le maniglie delle porte. Allo stesso tempo, non dobbiamo neppure sminuire o ridimensionare totalmente questa situazione, poichè produrrebbe una discrepanza con ciò che loro stanno effettivamente vivendo.

Abbiamo citato prima Maria Montessori, medico e pedagogista, creatrice di un metodo educativo che prende il suo nome, utilizzato in moltissime scuole.

Il Metodo Montessori è un sistema educativo basato sul rispetto del naturale sviluppo psichico, fisico, psicologico e sociale, al servizio di bambini e ragazzi da 0 a 18 anni.

Questo metodo comprende numerose attività che, in base all’età del bambino e alle competenze acquisite, favorisce l’acquisizione e il potenziamento di risorse utili allo sviluppo psichico e cognitivo.

Sarebbero troppe le attività montessoriane da elencare, ma scrivendo all’indirizzo studiodipsicologiadepaola@gmail.com potrò fornirvi indicazioni cucite su misura per il vostro bambino.