Il Comune di Nardò intende intervenire su “modi di produzione” in ambito agricolo, rilanciando le produzioni tipiche agroalimentari e delle campagne e avviando, in questo modo, una attenzione per nuovi mercati, diversi dalla grande distribuzione organizzata. Proprio la GDO, infatti, è stata per decenni il protagonista invisibile delle dinamiche economiche dell’agricoltura locale, con l’effetto di spingere verso una omologazione dei prodotti. Un tesoro sprecato in un territorio come quello di Nardò, che si caratterizza per la presenza di eccellenze nel settore agroalimentare, apprezzatissime sui mercati interni e internazionali. Si tratta inoltre di una vera scommessa per una agricoltura di qualità, che si innesti in una filiera a “chilometro zero” e su mercati di nicchia ad alto valore aggiunto e che sia fortemente appetibile per i giovani agricoltori.

“È incredibile – spiega l’assessore allo Sviluppo Economico e all’Agricoltura Giulia Pugliache mentre i rivenditori esaltano il “prodotto di Nardò” quale sinonimo di grande qualità, tale riconoscimento popolare e spontaneo non sia stato normato per esaltare una produzione eccezionale, favorita dalle caratteristiche microclimatiche e pedologiche dell’agro neritino e da una robusta tradizione plurisecolare. A partire dalle produzioni agricole fino all’eccellenza del nostro olio e dei nostri prodotti da forno, lo sforzo dev’essere quello di aumentare la riconoscibilità, tutelando la qualità e, quindi, la redditività per agricoltori ed imprese”.

Per fare tutto questo l’amministrazione comunale ha avviato in collaborazione con Laica (Libera Associazione delle Imprese e delle Professioni del Salento) un progetto di pianificazione strategica per la valorizzazione e la promozione delle specie orticole, a partire dall’anguria quale tipicità agroalimentare d’eccellenza coltivata e prodotta nel territorio di Nardò; tale attività di pianificazione intende coinvolgere in modo trasversale tutti gli attori della filiera produttiva, ponendosi le finalità di esaltare le caratteristiche della tradizionalità, della autenticità, della tipicità unitamente ad una qualità certificata, con l’obiettivo di creare circuiti economici capaci di produrre qualità e benessere. Il progetto prevede di effettuare uno studio nell’agro neritino del paniere delle tipicità con la realizzazione di un Atlante dei Prodotti e dei Produttori, la creazione di un logo/marchio del paniere e del progetto, che dovrà essere realizzato da professionisti, la creazione di disciplinari di produzione ai fini dell’implementazione degli schemi di certificazione, una attività di informazione e formazione delle imprese, azioni di promozione, commercializzazione e sviluppo territoriale. L’obiettivo successivo sarà quello di realizzare una struttura pubblico/privata che agisca nella direzione di monitorare, tutelare e promuovere i prodotti tipici “codificati”.

Una iniziativa che si affianca ad un’altra idea già avviata dall’amministrazione comunale neretina, con la collaborazione dell’avvocato Vincenzo Renna, quella di Filiera etica in Agricoltura. Un’idea attraverso la quale si punta a trasformare in valore aggiunto il rispetto di requisiti etici nei processi produttivi.

“Proprio mentre Nardò assurge a modello assoluto di buone pratiche in tema di gestione dei lavoratori stagionali e lotta al caporalato – spiega il sindaco Pippi Mellonela mia amministrazione, con lo straordinario impegno dell’assessore Giulia Puglia, lancia nuove strategie a sostegno della produzione agricola e, in particolare, per la tutela e la valorizzazione del prodotto neretino. L’anguria di Nardò non può essere paragonata a prodotti provenienti da altri mercati, dove le procedure di produzione e la qualità dei terreni non consentono la coltivazione di prodotti dello stesso livello di qualità. Nardò deve produrre sempre più prodotti di qualità, che non possono essere svenduti a pochi centesimi al chilo e che devono essere riconoscibili, proprio per sfuggire al ricatto dei mercati”.